LA SCRITTURA: RITUALI E PROFESSIONALITÀ
Souad Khalil
La scrittura non è soltanto un atto creativo, ma un vero e proprio rituale che accompagna l'autore lungo tutto il percorso della sua opera. Essa riflette non solo le inclinazioni intellettuali e culturali dello scrittore, ma anche il suo rapporto profondo con il tempo, lo spazio e gli strumenti attraverso cui dà forma alle idee. Questo saggio esplora i molteplici rituali della scrittura, dall’atto preparatorio all’immersione nella creazione, passando per le abitudini quotidiane e le pratiche personali che rendono unico il processo creativo di ogni autore. Scopriremo come la scrittura, pur nella sua apparente semplicità, rappresenti un complesso intreccio di disciplina, passione e profonda introspezione.
La scrittura è una delle forme più importanti di espressione creativa, che riflette le inclinazioni intellettuali e culturali dell'individuo. Molti si chiedono se esistano rituali specifici che uno scrittore segue prima di intraprendere la scrittura di una storia, un romanzo, una poesia o un'opera teatrale.
Indubbiamente, uno dei momenti più significativi nella vita di uno scrittore è il momento della scrittura: il flusso creativo, l'ispirazione poetica, l'espressione dei sentimenti e dei pensieri più profondi. Ma quando uno scrittore si trova in questi stati d'animo, segue rituali o comportamenti specifici?
La scrittura, da un lato, è uno sforzo continuo per raggiungere una forma che realizzi un minimo di armonia tra l'autore e il suo mondo. Ma la scrittura è solo uno sforzo continuo? Forse no... la scrittura è più un profondo rituale che un semplice atto creativo.
Essa rompe la routine, poiché crea la propria realtà dal proprio genere. L'ansia e le sofferenze della scrittura sono spesso più belle di ciò che viene scritto. Ogni scrittore ha i propri rituali, senza dubbio, quando si immerge nel suo stato creativo. Alcuni preferiscono l'isolamento totale dal mondo e dalle sue distrazioni, mentre altri traggono nutrimento dalla solitudine e dalla concentrazione.
Secondo lo studioso Muhammad Eid Al-Khroyotli, il concetto di "rito" si riferisce a pratiche segrete svolte da gruppi religiosi, ma la scrittura, nel suo significato contemporaneo, rappresenta una rottura radicale con alcune forme di scrittura tradizionali. Il concetto di scrittore oggi ha subito modifiche che lo hanno allontanato dal misterioso per avvicinarlo alla razionalità e all’oggettività.
Lo scrittore scrive sempre? O forse il coinvolgimento nella scrittura è un rituale più arduo dell'atto stesso di scrivere? Qual è la differenza tra l’atto di scrivere e quello di leggere? Non è forse il testo scritto l’inizio di un processo creativo che potrebbe non essere necessariamente scritto? Il processo di lettura è un atto psicologico interattivo, poiché il lettore crea mentre legge.
L’atto di prepararsi alla scrittura è un rituale, poiché è caratterizzato dalla costanza. Indipendentemente dalle circostanze, lo scrittore si prepara per compiere questo atto, anche nelle forme più semplici: cercare penna e carta, accendere il computer, preparare il programma adeguato. Tutto ciò rappresenta una preparazione tangibile e concreta.
Per quanto riguarda le tradizioni, è naturale dare a ogni cosa il suo valore, o almeno non sminuirlo. Pertanto, è naturale interessarsi alla tradizione, senza maledirla o disprezzarla, come fanno alcuni che non vedono nella tradizione nulla che meriti attenzione. Il ritorno alla tradizione non è, come alcuni pensano, un desiderio di chiusura o incapacità di superare il presente, ma è un ritorno alle radici, una rivelazione delle luci nel nostro passato.
La scrittura è misteriosa, distante e talvolta ambigua. Può iniziare con una parola, un suono, un odore, una scena e spesso si raccoglie nell’immaginazione dell’autore. In un momento e in un tempo specifico, emerge annunciando se stessa: questo momento è ciò che chiamiamo il momento creativo.
Indipendentemente dalle abitudini degli autori, molti considerano la produzione quotidiana regolare come una questione importante e necessaria, affidandosi al metodo "metti il nero sul bianco" (cioè scrivere regolarmente), piuttosto che a periodi di scrittura intensa e intermittente, che caratterizzano più i poeti che i romanzieri. La prima parte della giornata è spesso il momento preferito per lavorare, nonostante ci siano eccezioni notevoli, come Fëdor Dostoevskij, che scriveva sempre di notte.
La scrittura di un romanzo può iniziare all'improvviso o prendere forma come un titolo che vive con l'autore. Il romanziere algerino Tahar Ouettar ha detto: "Ho vissuto nell'atmosfera del romanzo per cinque anni; l'ossessione viveva con me e, alla luce di essa, mi relazionavo con gli altri, ma poi mi sedevo per la revisione per tre settimane, scrivendo dieci ore al giorno. E lo facevo tutto in un solo respiro, mentre la carica psicologica e morale per il lavoro durava cinque anni."
Il rituale di scrittura è fondamentale anche per la poesia. Il poeta Abdelkader Al-Hosni afferma che la poesia stessa è il suo rituale: "Nel mio profondo giacciono numerose poesie con concetti completi e sviluppi interni, che non necessitano altro che trovare i loro rituali, l’insieme delle atmosfere necessarie alla loro nascita dentro di me, affinché l’interno diventi esterno e il primo diventi ultimo."
La scrittura letteraria è considerata una delle belle arti e, come le altre, è caratterizzata da rituali specifici che l’autore adotta in termini di tempo, luogo, postura e strumenti. Molti scrittori concordano sul fatto che tutti i momenti sono adatti per la scrittura letteraria, ma è l’autore che stabilisce i propri orari e abitudini, che diventano per lui una routine quotidiana, scelta in base alle circostanze personali.
Il tempo ha un valore per gli scrittori e i ricercatori, poiché è il loro capitale. Nel libro In Experience of Writing di S. Martin Ann Simeon, l’autore si sveglia alle sei del mattino, prepara il caffè e porta la sua tazza ogni giorno nel suo studio, dove le tende sono abbassate e non le alza mai, poiché preferisce lavorare sotto le luci elettriche. Scrive per tre ore al giorno.
Esistono altri rituali per la scrittura, come i rituali di lettura prima di scrivere. Molti si siedono per scrivere senza iniziare finché non leggono, anche solo per poco. Esistono anche rituali per evocare le idee: ad esempio, Émile Zola trascorreva nove o dieci ore al giorno alla scrivania, spesso con il mento appoggiato sulla mano, guardando fuori dalla finestra e cercando di richiamare alla mente scene o personaggi da trasportare sulla pagina.
Alcuni scrittori preferiscono la tranquillità e l’isolamento, poiché sono qualità supreme dei rituali creativi. Proprio come le migliori forme di adorazione avvengono quando una persona si ritira da sola e si rivolge al suo Signore, lontano dagli occhi e dall’ostentazione, così lo scrittore, isolandosi, riceve idee che scorrono tra le sue mani come se trascrivesse una lingua che non conosceva.
Altri scrivono nel trambusto, come nei caffè, come Muhammad Afifi e altri scrittori che scrivono in qualsiasi momento e luogo. La carta è anche un elemento rituale per alcuni scrittori: alcuni scrivono su carta comune, altri su carta colorata, su fogli piccoli, giornali, a righe, o esclusivamente su carta bianca. Alcuni scrivono su qualsiasi cosa trovino se viene loro un’idea o l’inizio di una poesia. Alcuni autori hanno rituali anche nella scelta delle penne: stilografiche, a sfera, pennini, ecc.
Altri preferiscono scrivere di notte, altri di giorno; alcuni in inverno, altri in estate. Alcuni ascoltano musica mentre scrivono, mentre altri prediligono il silenzio assoluto. In sostanza, i rituali della scrittura differiscono da uno scrittore all’altro e sono numerosi e vari.
Uno dei pilastri più importanti per uno scrittore è acquisire conoscenza e affinare l’esperienza nella scrittura in generale. Tuttavia, il talento continua a giocare un ruolo fondamentale nel distinguere un autore dagli altri, anche se il concetto di talento può essere sostituito da amore per la scrittura, dedizione, pratica paziente e passione.
Le testimonianze degli autori e degli esperti del mestiere mostrano chiaramente l’abilità dello scrittore nel cogliere l’essenziale e nel riscrivere il testo in modo autentico e coinvolgente. Questa è, di per sé, una carica invisibile che si trasferisce al lettore, facendolo innamorare di un testo, mentre respinge un altro.
Si può quindi affermare con certezza che la vera creatività non può essere né sminuita né ignorata, e rappresenta il cuore pulsante dell’arte letteraria.
In definitiva, i rituali della scrittura mostrano che la creatività non è mai casuale: ogni gesto, ogni scelta, ogni abitudine contribuisce a plasmare l’opera finale. La dedizione, la pazienza e l’amore per la scrittura emergono come elementi fondamentali per trasformare l’atto creativo in esperienza autentica e significativa. La scrittura, intesa come rituale e maestria, non solo rivela la profondità dell’autore, ma trasmette al lettore una carica invisibile, rendendo tangibile la bellezza e la forza della parola scritta.
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