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Saturno Magazine, Articolo: SOUAD KHALIL

SOUAD KHALIL

La conclusione della poesia

 

Souad Khalil

 

La conclusione della poesia è considerata uno dei momenti poetici più sensibili e problematici, poiché racchiude una tensione tra continuità e arresto, tra movimento e stasi, tra aspettativa e compimento. Essa non rappresenta soltanto una fine temporale del testo, ma costituisce piuttosto un momento estetico nel quale si condensano i significati dell’intera struttura poetica, e attraverso il quale l’esperienza poetica viene riletta come un tutto organico e integrato. Per questo motivo, critici e teorici — in particolare nell’ambito degli studi strutturalisti ed estetici — hanno dedicato grande attenzione all’analisi della funzione della chiusura poetica e al suo rapporto con il concetto di stabilità ed equilibrio artistico.

Questo articolo prende avvio da una lettura teorica che si fonda sullo studio di Barbara Herrnstein Smith dedicato alla conclusione della poesia e alla stabilità poetica, al fine di indagare i meccanismi dell’aspettativa, della modifica e dell’arresto all’interno del testo poetico. Esso riconsidera la concezione tradizionale dell’equilibrio, non come riflesso dello stato psicologico del poeta, bensì come esito estetico che si forma nella coscienza del lettore durante la ricezione dell’opera d’arte.

La percezione della struttura poetica è un processo dinamico, nel quale i principi strutturali offrono uno stato di aspettativa continuamente modificato dalle situazioni successive, mentre l’aspettativa in sé rimane costante. Ci attendiamo che i principi continuino a operare in modo generalmente coerente con il loro funzionamento precedente.

Nello studio di Barbara Smith sulla conclusione della poesia e sulla stabilità poetica, viene chiarita la possibilità teorica di una continuazione infinita della poesia, fino al punto in cui diventa necessario modificare lo stato dell’aspettativa affinché esso non si prepari più alla continuità, ma all’arresto. La chiusura può dunque essere intesa come una modifica della struttura che produce una pausa o l’assenza di un’ulteriore continuazione, vale a dire l’assenza dell’evento successivo più probabile. La chiusura consente al lettore di accettare e celebrare l’interruzione della continuità; in altri termini, crea nel lettore l’aspettativa del nulla.

Questa aspettativa del nulla e il senso di quiete finale che essa stabilisce nella nostra esperienza dell’opera d’arte vengono indicati come stabilità, risoluzione del conflitto o equilibrio. Si tratta di una funzione o di un risultato della chiusura; tuttavia, le sue fonti specifiche meritano particolare attenzione, data la frequente incomprensione che le circonda. A. M. Delio Tillyard ha attribuito il fallimento della poesia alla rivelazione di una mente disturbata e non unificata. Un’altra generalizzazione, spesso invocata per sostenere questa tesi, afferma che la poesia di grande successo, pur trattando un’esperienza dolorosa, non rivela una mente disturbata, bensì una mente che ha successivamente raggiunto un equilibrio, nonostante il dolore.

Tillyard fa riferimento a Lycidas e alla lirica elegiaca di Coleridge come esempi di tali poesie riuscite, aggiungendo che, in Epitaphium — un’iscrizione su una tomba a commemorazione del defunto — così come in Modern Love di Meredith, i dolori che hanno plasmato le esperienze descritte non vengono risolti; tuttavia, queste opere rimangono intense e coinvolgenti. Entrambe le poesie sono attraversate da un dolore difficile da dissipare.

Tillyard, tuttavia, sbaglia nel sostenere che una poesia non possa rivelare una mente disturbata e non unificata ed essere al tempo stesso riuscita, a meno che tale mente non abbia raggiunto un equilibrio finale, come dimostra il nostro ricordo di numerosi esempi contrari. Il suo errore consiste nel collocare l’equilibrio richiesto nel luogo sbagliato: nella mente del poeta anziché nella poesia stessa, o, più propriamente, nella mente del lettore. Ciò che deve essere risolto non è l’esperienza descritta dal poeta, ma l’esperienza immediata del lettore nel momento della ricezione.

Questa opposizione emerge chiaramente quando una poesia o un’opera teatrale rimane statica nonostante la nostra evidente richiesta di risoluzione del conflitto e di stabilità artistica. Cerchiamo il dramma nelle opere drammatiche e lo sviluppo nelle poesie, nei romanzi e nelle composizioni musicali. Tali esigenze non sono contraddittorie; tuttavia, occorre sottolineare che la stabilità rappresenta uno stato finale, uno stato di conclusione. Una condizione di questo tipo risulta desiderabile alla fine di una poesia o di un brano musicale, se la concepiamo chiaramente come un’aspettativa del nulla.

L’autore mira a mantenere vivo il nostro interesse per la sua opera teatrale, il suo romanzo o la sua poesia durante l’intero svolgimento dell’opera, e ciò avviene attraverso il perpetuarsi dell’aspettativa di ulteriori sviluppi, ovvero mediante la creazione di fonti costanti di instabilità. La ben nota equazione di introduzione, complicazione, climax e risoluzione, tipica della struttura drammatica, trova il suo equivalente in ogni opera artistica organizzata temporalmente, dal racconto breve alla sonata. In tutte queste forme, la sensazione di stabilità viene sistematicamente evitata fino alla fine: le false culminazioni vengono smascherate, gli ingressi ritardati, le confessioni rinviate, le cadenze enfatiche evitate; nella musica contrappuntistica — come quella composta per una poesia lirica — viene introdotta una sequenza melodica prima che si completi la precedente progressione armonica. Per questa ragione, non si raggiunge una cadenza piena fino alla conclusione finale.

L’autore desidera inoltre che, alla fine dell’opera teatrale, del romanzo o della poesia, non restino ulteriori aspettative: nessuna conclusione frammentata da controllare, nessuna promessa indesiderata. Il romanziere o il drammaturgo tende a concludere l’opera nel punto oltre il quale non resta che ciò che è prevedibile, come la morte del protagonista o un evento anticipabile, quale il matrimonio tra i personaggi principali. Il poeta termina il suo lavoro in un punto di stabilità; tuttavia, questo punto non coincide necessariamente con ciò che convenzionalmente definiamo la “fine” della poesia, poiché il testo poetico non segue sempre una sequenza cronologica. Talvolta, questo punto di stabilità si realizza attraverso una determinazione precisa o mediante l’armonia tra i principi formali e tematici della costruzione poetica.

Ciò non significa che la nostra esperienza dell’opera si interrompa con l’ultima parola, sebbene la stabilità implichi quiete e assenza di ulteriori aspettative. Al contrario, in quel momento dovremmo essere in grado di rivivere l’opera nel suo insieme, non come una successione di eventi, ma come un progetto unitario e coerente.

Questo aspetto risulta ancor più evidente se consideriamo la difficoltà di parlare di una “fine” nel caso della pittura o della scultura, nonostante l’applicazione del concetto di stabilità alle strutture percepite visivamente, come affermano gli psicologi della Gestalt. In via ipotetica, l’idea di una stabilità finale assume qui un significato del tutto diverso.

È stato suggerito che l’esperienza dell’osservatore di un’opera d’arte spaziale sia anch’essa temporale, poiché richiede tempo per il compiersi delle risposte visive, motorie e sensoriali, fino al raggiungimento del punto in cui le parti del progetto artistico vengono percepite come reciprocamente correlate alla luce del tutto.

Pertanto, sia nella pittura sia nella poesia, esiste una stabilità finale dell’opera che non indica il punto in cui termina l’esperienza dell’osservatore o del lettore, bensì il grado in cui è possibile, senza aspettative residue, vivere la struttura dell’opera come al tempo stesso dinamica e unitaria.

Possiamo ora riassumere alcune delle osservazioni qui formulate riguardo alle funzioni della chiusura poetica. La chiusura si verifica quando la parte finale della poesia crea nel lettore un senso di arresto appropriato. Essa annuncia e giustifica l’assenza di ulteriori sviluppi, rafforza il sentimento di definitività, completezza e quiete presente in tutte le opere d’arte, e conferisce unità e coerenza logica finali all’esperienza del lettore, offrendo il punto di vista attraverso il quale tutti gli elementi precedenti vengono percepiti in modo ampio e le loro relazioni comprese come parti di un progetto artistico e semantico.

Ricordando la conclusione di To the Lighthouse, possiamo affermare che la chiusura è come l’ultima pennellata sul dipinto di Lily Briscoe: essa completa, chiarisce e porta a compimento tutte le linee e i colori contrastanti della composizione, rivelandone il principio ultimo grazie alla sua stessa presenza.

Per questa ragione, è facile comprendere perché, nelle composizioni metriche (in versi), la forza complessiva dell’opera risieda spesso nella chiusura, che incornicia la poesia nel suo insieme come una fascia d’oro. L’ultima frase lascia l’impronta più forte, ed è questo che la rende memorabile.

Alla luce di quanto precede, risulta evidente che la conclusione della poesia non svolge soltanto una funzione di chiusura formale, ma costituisce un momento cognitivo ed estetico decisivo, nel quale l’aspettativa viene sospesa e si genera un senso di completezza e di quiete, senza che ciò implichi una rottura dell’esperienza del lettore con il testo. La chiusura poetica, in quanto stato di stabilità finale, consente di rileggere l’opera non come una successione di eventi o unità, ma come una struttura dinamica integrata, i cui elementi si armonizzano nella coscienza del lettore.

Di conseguenza, la stabilità non va intesa come una risoluzione psicologica dell’esperienza del poeta, bensì come un effetto estetico che si realizza all’interno della poesia stessa e si completa nella mente del lettore. In questo senso, la conclusione della poesia assomiglia al tocco finale in un’opera d’arte visiva o musicale: un gesto che non interrompe l’esperienza, ma le conferisce una chiarezza definitiva, lasciando l’impronta più profonda nella memoria estetica e confermando che la forza della poesia si concentra spesso nella sua conclusione, dove il significato si stabilizza e la forma si compie.

 

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