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Saturno Magazine, Articolo: RIFAT ISMAILI

RIFAT ISMAILI

 

TABÙ E ORIGINALITÀ DELLO SCRITTORE

 

Ci è capitato di inghiottire centinaia e migliaia di pagine di libri e riviste, senza contare gli infiniti programmi televisivi, i film, le conversazioni quotidiane con le persone. Tutto questo mi ha portato al punto di pensare di conoscere in qualche modo il mondo e di formarmi una mia opinione su di esso.

Ma quando ti siedi a scrivere tutto questo materiale accumulato negli emisferi nascosti del cervello, esso emerge, si mescola e le tue idee lo influenzano, attenuando in qualche modo l’originalità.

Epicuro era uno di quei filosofi che non citava predecessori, basandosi soltanto sulla propria parola. Ci sono stati uomini che non hanno mai letto un libro, o che erano rinchiusi in prigione, e che, descrivendo solo la propria esperienza di vita, hanno rivelato autentici valori letterari.

Come scriverebbe qualcuno di noi se fosse chiuso in carcere per anni, senza vedere persone, donne, eventi, senza contatto con i libri? Come scriverebbe un altro se fosse emarginato dalla vita, vivendo in solitudine come un eremita o come Robinson Crusoe? Come scriverebbe un altro ancora se l’informazione quotidiana non gli portasse notizie

di guerra, ricchezze, principi, poveri, crimini o malattie? Come scriverebbero se non conoscessero nulla degli eroi e dei miti dell’antichità?

È necessario che l’uomo sia in relazione con il mondo vivente intorno a sé, ma non tanto da esserne danneggiato. Ad esempio, se ti mettessi a scrivere una fiaba, subito ti verrebbero in mente draghi, gatti, Le Mille e Una Notte, i fratelli Grimm e così via. Se scrivessi di un cavallo, ti verrebbero in mente Pegaso o Brivtemi; se scrivessi della bellezza femminile, Helena di Troia, Penelope o Marilyn Monroe.

Questa interferenza dei miti pronti nella nostra mente non lascia tempo all’immaginazione di inventare un altro tipo di cavallo, che almeno, se non potesse volare, camminerebbe su due gambe, oppure, se non fosse un centauro, sarebbe un cavallo con un nido di colombe sulla coda! E invece di immaginare Afrodite, potrei pensare a una donna che apre rami come tronchi d’albero, creando nuove forme corporee dentro di sé.

Quando tutto è già pronto, l’uomo istintivamente non sforza troppo la propria immaginazione; ma all’interno del tema che vuole sviluppare inserisce citazioni, personaggi, eroi e nomi di autori incontrati nei libri, e con un po’ di

finzione, prestiti e poco originalità, il libro è pronto.

Anche i predecessori hanno fatto lo stesso, e da un libro all’altro si osserva la stratificazione del passato, come gli strati di calce in una fornace. Il libro fa riferimento a miti e autori, gli autori citati fanno riferimento ad altri, e così via, fino a conoscere la storia dell’arte. L’Odissea e l’Iliade di Omero sono state riscritte mille volte: una predicante l’individualismo e l’uomo solitario, l’altra l’azione collettiva.

Se non sapessi nulla del mito di Adamo ed Eva, come avrei immaginato la prima coppia del mondo? L’uomo primitivo, con una

carta bianca in mano, dovette usare la fantasia per creare Adamo ed Eva, il paradiso e l’inferno, quando non conosceva cavalli e cavalieri; li prese per semi-divinità, inventando la loro comunità nel mito del centauro, nei resti di dinosauri del passato, credendo ai draghi e ai mostri fantastici, ecc.

E noi cosa facciamo? Abbiamo davanti un tappeto infinito di metafore, pieno di geroglifici e immagini, e non facciamo altro che calpestarlo, avanti e indietro. E, vestendoci dell’onore del creatore, del novatore, dell’esploratore, di colui che rivaluta ciò che altri hanno fatto prima di noi, senza il nostro

aiuto e senza pensare che saremmo venuti noi a distenderci a gambe incrociate sulla tavola già apparecchiata...

RIFAT ISMAILI

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