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Saturno Magazine, Articolo: DARDAN BERISHA

DARDAN BERISHA

Nel suo libro poetico I FRUTTI DEL DESERTO, pubblicato recentemente, il poeta kosovaro Dardan Berisha, che ha avuto il piacere di tradurre, conduce i lettori nella sua terra selvaggia ma al tempo stesso meravigliosa e adorabile, tra le radici della sua patria, i costumi, le tradizioni e, soprattutto, la grande sofferenza e il tormento di un intero popolo, segnato dalla repressione serba, che mirava al genocidio di questa terra ricca non solo di miniere d'oro, ma anche di storia, resistenza e resilienza.

 

Tutte le poesie di Dardan si stendono come su una tela dai mille colori, dove l'autore sceglie con cura metafore e figure retoriche, arricchite da richiami mitologici ed eroine leggendarie che hanno lasciato un segno e un valore inestimabile nelle pagine epocali del Kosovo.

 

Al centro di quest'opera troviamo la figura epica e quasi divina della Madre, raffigurata e personificata nella donna, nella moglie, nella figlia e nella sorella. “Non alzate mai le mani sulla madre”, fa eco l'autore, ponendo al vertice di ogni cosa colei che genera e rigenera la vita stessa dell'uomo: la donna, senza la quale la vita non esisterebbe.

 

Molto profonda è la meditazione sul desiderio di rispettare, con umiltà e amore, la Madre, la Moglie, la Figlia e la Sorella. Nulla può placare l'anima del poeta, che riporta ed evoca l'oblio di un'epoca vissuta nella miseria, eppure nutrita dal grande affetto e dal calore del petto materno. Una madre angosciata, che non sa cosa mettere nella pentola e che, per “ingannare” la fame dei figli, fa bollire dei sassi, sperando che loro non si sveglino.

 

Questa non è altro che la cruda realtà: una visione atroce impressa nella mente, la fame costante in uno stomaco mai sazio, la povertà vissuta sulla propria pelle. Eppure la madre martire trionfa su tutto questo: difende con forza la dignità dei suoi figli, riesce a tenerli stretti attorno a sé e teme per la loro vita, perché sa che il vero nemico non è la fame che tormenta le viscere vuote delle sue creature, ma chi potrebbe bussare alla porta per distruggerli senza pietà.

 

L'autore Dardan Berisha “lotta” e dà voce anche alla libertà della donna ai giorni nostri. Attraverso i suoi versi condanna chi, barbaramente, maltratta ciò che è fragile e indifeso. Molto incisiva è la sua descrizione di chi si sente uomo davanti a chi non può o non riesce ad alzare la voce, subendo umiliazioni e lividi nell'anima e nel corpo.

 

Tutto l'amore che esiste nel mondo verso la donna, chiunque essa sia, l'autore Berisha lo trasmette nei suoi versi con grande premura e riconoscenza. “Molto ingiusta la vita”, afferma a un certo punto il poeta, chiudendo il sipario sulle atrocità e sui maltrattamenti subiti da madri, donne, mogli e sorelle, così come sulle sofferenze vissute dal suo popolo per mano di chi voleva calpestarne e negarne la dignità, la bandiera e la lingua.

 

Auguro a Dardan Berisha che questo libro possa arrivare nelle mani di molti lettori, così come tante altre sue opere in futuro.

 

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