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Saturno Magazine, Articolo: KUJTIM R. HAJDARI

KUJTIM R. HAJDARI

KUJTIM R. HAJDARI - ALBANIA & USA
 
 
Kujtim R. Hajdari è poeta, scrittore, traduttore, editore, critico letterario e promotore culturale albanese. Scrive in albanese, in italiano e, più recentemente, in inglese. Attualmente risiede negli Stati Uniti.
È il vincitore degli "International Impact Book Awards" (agosto 2024, USA)
Ed è finalista come "AUTORE DELL’ANNO 2025" a Hollywood (USA, 2025) con la sua raccolta di poesie “Through the Waves of Life”. Fino ad oggi, ha pubblicato 18 raccolte poetiche, 3 novelle, 4 romanzi e 2 volumi di critica letteraria, ed inoltre ha tradotto numerose opere.
Ha partecipato a circa 60 concorsi nazionali ed internazionali, aggiudicandosi numerosi riconoscimenti, tra cui medaglie, diplomi e attestati. È stato inserito in circa 300 antologie nazionali ed internazionali, in: albanese, italiano e inglese. Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in oltre 25 paesi. Inoltre, Hajdari è l'editore dell'antologia “All Together” (disponibile su Amazon), che dà spazio a poeti di tutto il mondo e che fin'ora conta 10 edizioni pubblicate.
 
 
 
CURARE LA PACE
 
 
Curare la pace  
non è levigare le cicatrici, 
fino a farle sparire,  
ma insegnarle a parlare  
con la voce segreta del vento.  
 
È dare alle ferite  
la stoffa di un linguaggio,  
il pane caldo delle sillabe,  
la soglia di una casa  
dove il dolore possa deporre i sogni.  
 
La pace non è un trono fermo,  
ma un ponte sospeso  
teso tra due rive di tempesta,  
un seme che respira  
sotto la pietra del tempo.  
 
È un gesto che ritorna,  
come l’onda alla riva,  
come la luce alle finestre chiuse,  
come l’acqua che impara  
la pazienza del muschio.  
 
Ascoltare è allora,  
aprire una lanterna nel petto,  
lasciare che la memoria  
sia una radice viva  
e il futuro un campo ancora in ombra,
da esplorare.  
 
 
 
HO PIANTO UN TEMPO
 
 
Ho pianto un tempo per una luna pallida, senza vita,  
Per una stella spenta nel mio cielo vuoto,  
Ho pianto per un bocciolo che non fiorì mai,  
Per una canzone muta, che non assaporò la voce.  
 
Ho pianto una nave di sogni che non trovò il porto,  
Ho pianto un vicolo cieco che vidi troppo tardi,  
Uno specchio infranto che mi deformava,  
E per una luce di tunnel che si spense a metà.  
 
Ho pianto la tomba senza nome, il sogno morto,  
Le pietre preziose che si tramutaron in polvere,  
Gli occhi dell’amore, che persi nel buio,  
La ragazza che mi amava e che ho perso come un sogno.  
 
Ho pianto un caro amico che gli anni ci hanno dimenticato,  
La voce dei genitori che non posso più udire,  
Le eco delle voci che non tornano mai più,  
Ma camminai disperato, con la tristezza nel cuore.  
 
I ricordi — sussurri di vento — tornano spesso a me,  
Anche se il fiume del tempo non si ferma mai,  
Mi asciugo gli occhi sui petali del fiore che mi sorride,  
Nei vicoli assolati, per non accrescere il dolore come un tempo.
 
 
FERITE DELLA GUERRA
 
 
Il cielo ha perso il suo azzurro, 
tra fumo e fiamme,  
tremando al tuono — 
colpito dalle ferite dei fulmini.
 
Falcoi d’acciaio, che volteggiano 
cercando solo sangue da suchiare,  
piantano le palotole nella terra 
e spezzano i cuori che cedono.  
 
La terra convulsiona, 
piangendo come un cuore 
in fuga nel panico,  
le quiete ninne nanne delle madri
sono inghiottite nel buio per sempre.
 
bambini che cadono 
e si tramutano in lamenti 
e in rovina elegiaca,  
madri che attendono nel dolore 
asciugano lacrime silenziose sulle ferite.  
 
Il vento pettina l’erba 
con denti d’acciaio insanguinati,  
e trova i giocattoli sepolti 
dove le radici avrebbero dovuto crescere, 
dolcemente e verdi.
 
La terra ha perduto il dolce profumo 
del richiamo delle stagioni,  
dalle lacrime dei bambini, 
dalle grida delle madri, 
dalle costole spezzate e impure.  
Questo è ciò che la guerra porta.
 
 
 
FORSE VERRAI UN GIORNO
 
 
I primi fiori della primavera sono sbocciati di nuovo,
Le nuvole corrono come se cercassero qualcosa nel cielo,
Qui sotto, in mezzo al verde, manchi solo tu,
E questo sole del mio mattino mi porta la tua immagine.
 
Cammini accanto a me, la tua mancanza mi accompagna,
E questo lieve vento mi spinge sulle tue tracce,
I canti degli uccelli dormono nel cinguettio dei tuoi,
Io li risveglio per sentirli cantare - quanto voglio!
 
Ti piaceva così tanto la primavera al mattino,
E le belle farfalle quando si bagnavano di rugiada,
Gli uccelli che seguono l'infinito verde,
Sorridenti e dolci quando gli dici: "Buongiorno!"
 
Ancora mi piacciono così tanto le mattine,
Finché la speranza di vederti di nuovo non svanisce,
Finché tu mi segui nei ricordi a corsa, come prima,
Finché accendi in me tutti gli amori dell'anima.
 
Forse un giorno verrai, forse con un altro nome,
Come un’Eva innamorata che scende dal cielo,
Con l'amore e il calore che solo una donna ha,
E io, come un cavaliere medievale, ti aspetterò.
 
 

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Fondato da: Francesca Gallello

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