Oggi, per la nostra rubrica dedicata al cinema, voglio dare spazio a un ritorno colossale: quello dei dinosauri. Jurassic World: La Rinascita segna un nuovo capitolo di una saga che ha fatto la storia del grande schermo. Un viaggio fra memoria, mutazioni e adrenalina,
pronto a risvegliare il fascino preistorico nel cuore degli spettatori.
Jurassic World: La Rinascita – Il ritorno dei dinosauri tra mutazioni e memoria
Dopo il controverso capitolo finale di Jurassic World: Il Dominio, il franchise torna con Jurassic World: La Rinascita, un reboot spirituale che inaugura una nuova trilogia. Diretto da Gareth Edwards, regista già noto per Godzilla e Rogue One, il film abbandona i parchi a tema per addentrarsi in un territorio più oscuro, avventuroso e carico di tensione. Il risultato è una pellicola che cerca di coniugare il fascino ancestrale dei dinosauri con dilemmi morali e mutazioni genetiche inquietanti.
La storia si ambienta nel 2027, cinque anni dopo la diffusione globale dei dinosauri. Gli esemplari superstiti si rifugiano sull’isola equatoriale di Saint-Hubert, zona proibita e pericolosamente isolata. Una potente multinazionale farmaceutica, ParkerGenix, organizza una missione clandestina per recuperare materiale genetico da tre specie giganti: Mosasaurus, Titanosaurus e Quetzalcoatlus. L’obiettivo è sviluppare una nuova cura contro le malattie cardiovascolari, ma dietro questa impresa scientifica si celano esperimenti spregiudicati e segreti terrificanti.
A guidare la spedizione è Zora Bennett, ex agente speciale interpretata da una magnetica Scarlett Johansson. Al suo fianco troviamo il paleontologo Henry Loomis, impersonato da Jonathan Bailey, idealista e con un passato accademico accanto ad Alan Grant. Completano la squadra il carismatico comandante operativo Duncan Kincaid, interpretato da Mahershala Ali, e una serie di personaggi secondari tra cui mercenari, scienziati e una famiglia naufragata sull’isola.
Il vero antagonista della storia non è soltanto la natura selvaggia, ma una creatura mutante: il Distortus Rex, una variante deformata del T-Rex, frutto di esperimenti genetici falliti. Con sei arti, un’intelligenza parziale e una violenza cieca, il nuovo predatore incarna il lato più oscuro della manipolazione biologica.
Dal punto di vista registico, Gareth Edwards costruisce atmosfere tese e claustrofobiche, utilizzando riprese in pellicola 35mm per conferire al film una sensazione visiva vintage, in perfetta continuità con l’opera originaria di Steven Spielberg. A proposito, il regista storico della saga figura qui come produttore esecutivo, consolidando il legame con il passato.
La sceneggiatura è firmata da David Koepp, già autore dei classici Jurassic Park e Il Mondo Perduto, che torna a confrontarsi con il tema della scienza che sfida la natura. Non mancano citazioni e omaggi ai capitoli precedenti, come la leggendaria scritta “Gli oggetti nello specchio sono più vicini di quanto appaiano”, o il banner “Quando i dinosauri dominavano la Terra”.
La colonna sonora è affidata ad Alexandre Desplat, il quale costruisce un tema musicale che rievoca i motivi iconici di John Williams, arricchendoli con tonalità più cupe e ritmi tribali.
Il cast è decisamente ben assortito. Johansson e Bailey brillano per intensità emotiva, mentre Mahershala Ali offre una performance solida e carismatica. Tra le curiosità, il personaggio di Loomis è pensato come continuazione ideale di Alan Grant, rendendo omaggio al paleontologo più amato del cinema. La scena d’azione sul gommone inseguiti dal Distortus Rex è ispirata a un capitolo non realizzato del romanzo originale di Michael Crichton.
Rispetto ai primi due film della saga, La Rinascita si distacca in modo netto: se Jurassic Park del 1993 era una celebrazione della meraviglia scientifica, e Il Mondo Perduto del 1997 puntava sulla sopravvivenza in ambienti ostili, La Rinascita abbraccia un tono più adulto, mescolando horror, azione e dramma etico.
Il risultato finale è visivamente potente, con effetti speciali di altissimo livello e un’impostazione stilistica che non copia Spielberg, ma lo omaggia con intelligenza. L’unico difetto del film potrebbe essere la sceneggiatura, talvolta prevedibile,probabilmente visto con occhi di scrittrice e sceneggiatrice, ma comunque compensata da un ritmo sostenuto e da una regia solida. Il film apre nuovi scenari narrativi, ponendo al centro il tema della manipolazione genetica e del confine tra progresso e catastrofe.
In conclusione, Jurassic World: La Rinascita è un capitolo coraggioso e spettacolare, che riaccende l’interesse per una saga mai realmente estinta. Per chi ha amato i primi capitoli, è un ritorno alle origini con una veste più adulta e riflessiva. Per chi si avvicina ora al mondo dei dinosauri, è un ottimo punto di partenza, con il fascino del rischio, il mistero della scienza e la potenza del mito.
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