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Saturno Magazine, Articolo: IL TEATRO TRA POESIA E POETICA

IL TEATRO TRA POESIA E POETICA

IL TEATRO TRA POESIA E POETICITÀ

Souad Khalil

Il rapporto tra teatro e poesia è considerato una delle questioni critiche che hanno occupato sia i ricercatori sia i creatori artistici, poiché racchiude un’intersezione tra il linguaggio drammatico e la sua dimensione estetica da un lato, e la poeticità come visione e sensibilità che oltrepassano i limiti della realtà dall’altro. In questo contesto, il teatro poetico presenta una problematica fondamentale riguardante la validità dell’attribuzione della qualità di “poesia” a un’opera drammatica, e se il semplice utilizzo del verso o delle immagini retoriche sia sufficiente a conferirle tale definizione. Attraverso la discussione delle opinioni di numerosi critici e studiosi, tra cui Oscar Mandel e Nehad Selaiha, emergono chiaramente le differenze tra “versificazione”, “poesia” e “poeticità”, concetti interconnessi ma non identici, aprendo così la strada a una comprensione più profonda della natura del teatro poetico e dei suoi limiti artistici ed estetici.

Nel libro del noto scrittore americano Oscar Mandel, che raccoglie una serie di conferenze sul teatro poetico tenute presso la Graduate School della New York University, Mandel — autore di poesie, drammi e racconti brevi oltre che docente di drammaturgia presso l’Università della California — presenta un serio tentativo di definire in modo chiaro e preciso il concetto di poesia quando viene applicato a un’opera drammatica. I critici ricorrono spesso a questo termine nelle loro analisi di determinate opere teatrali a scopo elogiativo, sia perché tali opere si distinguono generalmente per delicatezza e dolcezza, sia perché i loro autori utilizzano strumenti poetici come immagini artistiche, simboli, musicalità e suggestione nell’esprimere e incarnare la propria visione.

Attribuire la qualità della poesia in questi due casi è tuttavia errato, poiché il concetto di teatro poetico ha sofferto di numerosi equivoci causati dalla confusione tra versificazione, poesia e poeticità.

A proposito della versificazione, Nehad Selaiha afferma che l’opinione oggi dominante è che formulare parole secondo forme metriche conosciute non basti a creare un’opera teatrale poetica. Il verso di per sé non crea poesia; esistono infatti molte opere in versi che non hanno nulla a che vedere con la poesia e che possono perfino essere prive di poeticità.

Se non possiamo attribuire la qualità della poesia a un’opera drammatica semplicemente perché è scritta in versi, allora è ancora meno appropriato applicare tale definizione a un’opera teatrale soltanto per elogiarla, poiché ciò costituirebbe una grave ingiustizia nei confronti del dramma in prosa, specialmente del dramma realistico nelle sue forme migliori, come nelle opere di Čechov e Ibsen. Ogni buon dramma realistico contiene inevitabilmente momenti emotivamente intensi che richiedono talvolta all’autore di ricorrere a mezzi poetici quali immagini, ritmo e suggestione per esprimerli. Nehad Selaiha spiega in questo articolo che tali momenti non costituiscono una giustificazione sufficiente per attribuire all’intera opera la qualità della poesia. È invece più corretto usare qui il termine “poeticità”. La poeticità è dunque quella qualità che caratterizza le opere drammatiche contraddistinte da intensità emotiva o da delicatezza e raffinatezza dei sentimenti e dell’espressione, senza che esse siano necessariamente teatro poetico.

Il vero dramma poetico, secondo Mandel, è quel dramma che ci eleva in maniera evidente al di sopra del livello della realtà ordinaria e della vita quotidiana che viviamo e leggiamo nei giornali, tanto da farci sentire come se avessimo preso una pausa dalla realtà. Ciò non significa che il dramma debba separarsi completamente dalla realtà umana per diventare dramma poetico; significa piuttosto elevarsi temporaneamente al di sopra della realtà verso un nuovo mondo distinto, dotato di una visione umana globale e sensibilmente differente dal mondo reale sul quale esso commenta parzialmente. Il mondo del teatro poetico è caratterizzato da distanza e stranezza, ma senza separarsi del tutto dal mondo dello spettatore al punto da rendere impossibile qualsiasi legame tra i due mondi. Una separazione totale di questo tipo, causata ad esempio da un eccesso di straniamento o di oscurità, elimina completamente la qualità poetica dell’opera artistica. È necessario invece che il dramma poetico incarni quella relazione metaforica indiretta tra il mondo della realtà e il mondo della rappresentazione teatrale. L’imitazione aristotelica qui non avviene, come nel teatro realistico o in prosa, attraverso confronto e condensazione, ma indirettamente attraverso l’elevazione, cosicché l’intera opera poetica diventa una metafora artistica intensamente percepita dallo spettatore.

La nascita del teatro nel mondo intero fu puramente poetica nel senso che ebbe origine come rituale religioso legato a occasioni particolari non direttamente connesse alla vita quotidiana. Successivamente il teatro si trasformò in rappresentazioni celebrative incentrate su miti noti, e per l’autore era allora facile realizzare senza sforzo quella separazione temporanea tra il mondo della poesia sulla scena e il mondo della realtà, nonostante il forte legame indiretto tra i due attraverso la metafora.

Con l’evoluzione del dramma, la riduzione dello spazio occupato dal mito e il crescente legame del teatro con la società, insieme alla nascita delle correnti del dramma realistico, satirico e critico, del teatro dei tipi umani e sociali, dei drammi di idee e questioni sociali e del naturalismo, il teatro iniziò a imitare la realtà non più attraverso la metafora globale propria del teatro poetico, bensì attraverso l’intensificazione della realtà e il commento su di essa.

Se nella sua fase poetica il dramma si ispirava al mito per esplorare il rapporto dell’essere umano con il sapere e l’universo, nella sua fase in prosa esso si concentrò invece sul rapporto dell’individuo con la propria realtà, la società, gli altri e gli eventi.

Nell’epoca moderna, gli autori del vero teatro poetico cercano spesso di ottenere quella distanza dalla realtà attraverso l’ispirazione tratta dalla storia e dal mito, oppure tramite il sogno e la fantasia. In altri casi, l’autore riesce a realizzare tale elevazione intensificando determinate qualità umane fino al punto in cui esse diventano qualità sovrumane o al di sopra della realtà. Mandel cita come esempio la sete di conoscenza di Faust.

Alla luce di questo concetto di dramma poetico, possiamo considerare le opere di Ionesco e Beckett come opere poetiche indipendentemente dalla loro appartenenza al Teatro dell’Assurdo. Al contrario, non possiamo attribuire la qualità della poesia al teatro di Arthur Miller, che Mandel considera principalmente naturalistico, nonostante l’insistenza di Miller su scenografie irreali e multilivello che ricordano costantemente allo spettatore che ciò che vede sulla scena differisce dalla realtà, e nonostante il carattere espressionista associato al suo teatro. Allo stesso modo, secondo questo concetto, non possiamo definire dramma poetico tutte le opere del poeta T. S. Eliot, pur essendo scritte in versi. Il verso, sebbene produca una forma di straniamento e una falsa sensazione di distanza dalla realtà quotidiana, non basta da solo a creare la distanza necessaria affinché la metafora drammatica si realizzi pienamente e con sufficiente coerenza. Se Assassinio nella cattedrale soddisfa completamente le caratteristiche del dramma poetico, non possiamo invece considerare Cocktail Party un’opera poetica secondo questa concezione.

La vera differenza tra il teatro in prosa — sia esso scritto in versi o in prosa, ovvero il teatro realistico — e il teatro poetico è la differenza tra similitudine e metafora. Se il teatro realistico somiglia alla realtà attraverso ciò che accade sulla scena e arricchisce la percezione dello spettatore mediante condensazione e confronto, il vero teatro poetico mira invece ad approfondire e arricchire la sensibilità e la vita interiore dello spettatore creando un nuovo mondo che rappresenta una metafora della realtà senza separarsene completamente, aprendosi a regioni del sentimento e della coscienza che possono non essere strettamente legate alle urgenze immediate della vita quotidiana.

Alla luce di questa prospettiva, appare evidente che il teatro poetico non può essere ridotto a un semplice testo in versi o saturo di immagini poetiche. Esso è piuttosto una visione artistica fondata sull’elevazione della realtà e non sulla sua riproduzione, sulla creazione di un mondo drammatico che trascende il quotidiano e il familiare senza però separarsene completamente. La poeticità nel teatro non è tanto una qualità linguistica quanto uno stato estetico incarnato nell’intensità emotiva e nella capacità di trasformare l’esperienza umana in una grande metafora che ricrea la realtà da una prospettiva più ampia e profonda. Da qui deriva la distinzione tra teatro realistico e teatro poetico: una distinzione tra similitudine e metafora, tra imitazione della realtà e sua ricreazione. Ciò conferisce al dramma poetico la sua specificità come forma d’arte capace di bilanciare verità e immaginazione, coscienza ed elevazione emotiva.

 

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