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Saturno Magazine, Articolo: FILOSOFIA DELLE ARTI - DI SOUAD KHALIL

FILOSOFIA DELLE ARTI - DI SOUAD KHALIL

 

Filosofia delle arti

Souad Khalil

 

La filosofia delle arti è considerata un ambito vitale che affronta le intersezioni e le differenze tra le diverse forme artistiche nel corso delle epoche. Fin dall’antica Grecia, lo sviluppo del pensiero artistico e intellettuale ha riflesso i valori spirituali e culturali di ogni periodo storico. La molteplicità delle arti e la diversità dei punti di vista che le attraversano pongono sfide filosofiche, sollevando interrogativi sul concetto di bellezza e sulla creazione artistica. Questo articolo esplora le prospettive filosofiche relative alle arti, a partire dalle idee di Platone e Aristotele, fino alle discussioni contemporanee sulle relazioni tra le diverse forme artistiche e il loro impatto sulla creatività culturale.

Dalla filosofia dei Greci fino ai giorni nostri, il rapporto tra le arti continua ad avvicinarsi e ad allontanarsi, evolvendosi in funzione dello sviluppo della vita, della crescita delle culture e della loro egemonia. Ciò avviene non solo tra le arti e le loro tipologie, ma anche all’interno della singola arte, i cui punti di vista si moltiplicano con il moltiplicarsi delle filosofie e delle scuole critiche che la pongono come oggetto di studio, quale forma di conoscenza umana soggetta all’evoluzione e al divenire del tempo. Per questo motivo, giungere a un’affermazione definitiva in questo ambito risulta difficile, poiché le arti stesse non hanno fornito risposte finali ai problemi che affrontano. Tali questioni, infatti, si rinnovano con il rinnovarsi dei concetti in ogni epoca, con la comprensione che i creatori hanno dello spirito del loro tempo e dei suoi valori, e quindi degli orientamenti generali di ciascun periodo storico.

Lo dimostra la suddivisione operata dagli storici delle teorie artistiche e letterarie, soprattutto in Occidente, che hanno individuato correnti dominanti in determinati periodi e in declino in altri, come l’arte gotica, il Rinascimento, il Barocco, il Rococò, l’Impressionismo, l’Espressionismo e molte altre.

Talal Mu‘alla, in un suo articolo, richiama alcune visioni e opinioni, affermando che Platone vede il significato del rapporto tra le arti come un significato metafisico, legato al sistema triadico generale: il mondo delle idee, il mondo sensibile e il mondo dell’immagine o dell’ombra. Le arti, secondo lui, appartengono al terzo grado del sapere, ovvero sono una mimesi della mimesi.

Aristotele, invece, considera la mimesi come imitazione dello spirito o dell’essenza della natura. Le arti, per lui, possono essere superiori o inferiori alla natura, secondo una visione idealistica. Da qui le teorie hanno continuato a susseguirsi, fino a quando si è affermata l’idea: perché imitare la natura quando possediamo, come dice Virgilio, una “seconda natura”? Ciò che conta, in quanto detto, è che la teoria della mimesi è rimasta dominante; di conseguenza, l’arte era considerata un’attività artigianale appartenente al principio formale, la cui funzione era il piacere e il diletto, entrambi di natura sensoriale.

 

Sappiamo inoltre che la vista era considerata la più nobile delle facoltà sensoriali, sia per la sua posizione nel corpo sia per la sua capacità percettiva immediata. Da questa prospettiva, anche le arti venivano classificate in base al tipo di piacere che offrivano: alcune arti dilettano l’occhio, altre l’orecchio. La pittura, ad esempio, diletta l’occhio, mentre la musica diletta l’orecchio, come afferma Francis Bacon (1561–1626), mentre Addison nel 1712 sostiene che la poesia si rivolge innanzitutto all’occhio.

Per quanto si possa continuare a elencare esempi, è la visione di fondo delle arti a determinare il rapporto tra di esse. Quando Platone osserva lo strumento artistico dal punto di vista del fruitore, giunge a un avvicinamento delle arti piuttosto che a un loro allontanamento. In altre parole, la poesia, come la pittura, utilizza strumenti di espressione: il poeta impiega parole e frasi così come il pittore utilizza colori e dimensioni, strumenti di comunicazione.

Al contrario, nel confronto aristotelico tra le arti del suono e quelle dell’immagine, entrambi i creatori sono imitatori delle forme interiori secondo la legge della necessità e della probabilità, poiché sono interessati alla verità così come appare alla visione interiore, non alla semplice vista. Tuttavia, essi differiscono per il modello imitato e per lo strumento dell’imitazione.

La maggior parte degli studiosi e dei ricercatori si è basata su questi principi per stabilire relazioni di sintesi o di separazione tra le arti. Nel XVII secolo, il dibattito sulle virtù della pittura e della poesia e sul loro confronto si intensificò; la pittura prevalse sulla poesia senza che tra le due vi fosse un conflitto aperto. Per questo motivo, i poeti immaginavano spesso immagini plastiche in bronzo o marmo, oppure evocavano ricordi ispirati a opere pittoriche. Orazio svolse, nella seconda metà del XVII secolo, un ruolo significativo nel rafforzare il rapporto tra pittura e poesia, soprattutto per quanto riguarda l’influenza reciproca, sottolineando che la poesia ebbe un’influenza positiva sulla pittura, mentre la pittura giocò un ruolo negativo nell’avvicinare la poesia a una formalità priva di vita.

In ogni caso, Gotthold Lessing (1729–1781), nel suo saggio Laocoonte, fu il primo a portare il problema del rapporto tra le arti nel campo degli studi teorici, dichiarando l’aggressività reciproca di alcune arti verso le altre, opponendosi alla loro fusione e invocando l’indipendenza di ciascuna in termini di personalità, essenza e caratteristiche specifiche. Egli sostenne che le differenze tra poesia e pittura sono molto più importanti dei punti di contatto, soprattutto per quanto riguarda il soggetto. Secondo Lessing, la poesia imita soggetti caratterizzati dall’azione umana; l’azione implica successione, la successione movimento, il movimento tempo: la poesia è dunque un’arte temporale. La pittura, invece, imita soggetti composti da parti, ovvero corpi dotati di volume, percepibili con la vista e non con l’udito; il corpo occupa uno spazio nella natura, e lo spazio implica stabilità, la stabilità luogo: la pittura è quindi un’arte spaziale.

 

Da qui nasce un’ulteriore classificazione delle arti in arti temporali e arti spaziali. Le arti figurative sono arti spaziali e visive, caratterizzate dalla contemplazione, mentre la poesia e la musica sono arti uditive e successive, quindi arti temporali.

 

Tuttavia, Lessing osserva che il poeta, nel tentativo di rappresentare l’oggetto esterno attraverso la parola, ovvero di presentare lo spazio mediante il tempo, e il pittore, nel tentativo di rappresentare l’azione umana attraverso il colore o la linea, ovvero di presentare il tempo attraverso lo spazio, scelgono entrambi l’angolazione da cui cogliere l’istante evocativo che illumina una condizione di immobilità e fissità nel primo caso, oppure mette in luce le fasi precedenti dell’azione e allude alle sue fasi future nel secondo.

 

La poesia araba tradizionale è lirica e si basa sulla declamazione e sul canto, a differenza della poesia occidentale tradizionale, fondata sulla costruzione tragica ed epica. Tuttavia, Ismail ‘Izz al-Din, nel suo libro I fondamenti estetici della critica araba, scrive che le teorie applicate da Aristotele e dai suoi successori sul confronto tra le arti erano compatibili con la maggior parte dei valori della poesia araba. Per questo motivo, l’idea della comparazione tra poesia e pittura appare chiaramente in tre grandi critici arabi.

 

Al-Jahiz, nel privilegiare la forma poetica rispetto ai contenuti, afferma che la poesia è forma, una sorta di tessitura e una specie di rappresentazione figurativa. Qudama ibn Ja‘far, parlando dell’impegno del poeta verso la verità, sostiene che la poesia non si misura per la nobiltà del pensiero o per la veridicità del contenuto, ma per l’abilità tecnica che racchiude, poiché essa è simile all’arte della lavorazione, della rappresentazione e dell’incisione. ‘Abd al-Qahir al-Jurjani trae grande beneficio dal collegamento tra poesia e arti nella sua teoria della nazm (l’ordine), affermando che il percorso del significato è lo stesso della rappresentazione e della forma, e che la forma è unita al significato; la poesia è analoga alla lavorazione e all’ornamento, a tutto ciò che mira alla figurazione.

 

È vero che nel nostro patrimonio culturale sarebbe stato possibile sviluppare un confronto più ampio in questo ambito, se non fosse stato per il legame della pittura e della scultura con concezioni proibitive nella religione islamica, poiché la rappresentazione degli esseri viventi è considerata riprovevole. Tuttavia, non si può escludere il forte legame tra l’arte decorativa, il mosaico e l’arabesco, e l’uso ornamentale degli elementi retorici figurativi. Questo aspetto è approfondito da Na‘im al-Yafi nel suo libro Lo sviluppo dell’immagine artistica nella poesia araba moderna.

 

In ogni caso, dopo questa esposizione, appare difficile per la mente moderna separare o unificare le arti, o assimilare un concetto di causa formale che governi la maggior parte delle loro produzioni. La causa efficiente della poesia può essere il poeta, mentre la sua causa materiale può essere molteplice, come la natura, la vita, la realtà, le esperienze o qualsiasi elemento suscettibile di plasmarsi. La causa formale, invece, è propria della forma letteraria stessa, che risiede nella poesia in quanto insieme di forme e generi ai quali ogni nuova poesia si collega in qualche modo.

 

La poesia utilizza l’immagine, mentre la pittura costruisce immagini, siano esse legate a origini visive o ad altre fonti. Sia la poesia sia la pittura aspirano a proporre idee, a confrontarsi con esse e a giungere a risultati che possono essere veri, ma solo temporaneamente, non riguardo al mondo che vediamo, bensì a quello che costruiamo e desideriamo. È il desiderio e l’energia creativa e generatrice della mente umana a produrre ciò che chiamiamo cultura o civiltà.

 

In conclusione, appare evidente che il rapporto tra le arti non è statico, ma una relazione che si forma e si rinnova costantemente in base ai contesti culturali e intellettuali. Le arti, nel loro significato più ampio, rappresentano un’espressione dell’umanità e delle sue molteplici esperienze. Attraverso la creazione artistica, gli artisti sono in grado di offrire visioni nuove e incisive che costituiscono una parte essenziale dell’identità culturale. Le questioni legate alla bellezza e all’espressione artistica rimangono aperte, continuando a stimolare il dibattito filosofico sul ruolo delle arti nella costruzione della cultura e della civiltà umana.

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