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Saturno Magazine, Articolo: IL PIACERE DI SCRIVERE

IL PIACERE DI SCRIVERE

 

 

IL PIACERE DI SCRIVERE

Saggio

 

Scrivendo, tiriamo cose e sentimenti fuori da noi stessi, come li immaginiamo, o come li abbiamo vissuti, costruendo la loro immagine di presentazione, in diversi tipi dell’ arte della parola. Sembra però che nessuna opera d'arte, nessuna donna, nessuna influenza della natura, fisica o spirituale, possa lenire e guarire la ferita di un vuoto dentro di noi... Non è necessario inventare giochi di parole, l'importante nella letteratura è sviluppare e arricchire il pensiero sulla vita stessa.

Ho l'impressione che ogni artista non faccia altro che presentare attraverso l'opera quell'eterna atmosfera di irrealizzazioni spirituale, di inquietudine, di quella infinita ricerca in sé stessi. Ma devi saper evitare la trappola che rappresentano il foglio bianco, i titoli, le righe, la magia di tutti quei fantasmi che evocano nella tua mente, che vogliono confonderti, ipnotizzarti, addormentarti, senza poterti a liberarli alla luce del sole, dove appena emergono perdono la loro antica bellezza, quella sicurezza e quell'impero che prima avevano nella tua testa tutte quelle ombre della mente. Ciò che accade nella

testa è mille volte più prezioso di ciò che è scritto sulla carta, che una volta per tutte gli toglie il respiro, gli toglie la libertà. Quando tutti quei pensieri erano nella testa dello scrittore solo sotto forma di nomi, ombre, immagini, potevano muoversi, agire, trasformarsi, trascendere il tempo e lo spazio, potevano fare qualsiasi cosa.

Questo accade a ogni scrittore. Egli però, con il proprio impegno, raccoglie tutte queste ombre del passato e del futuro, le unisce, dà loro una forma, un disegno, le completa nel migliore dei modi, per poterle poi gettare nella grande vita, indossando loro con la maglia del

 

destino, della immortalità. Li crea in modo tale che non si dissolvano come quei fiocchi di neve, ma che possano entrare e penetrare in altre menti, per riprendere il loro gioco segreto di rigenerazione, di compimento. Brillano come perle perse in fondo al mare, brillano nella mente. Lo spazio in cui sono chiuse prescinde dalle pagine del libro e dal destino che hanno le lettere. Ma prima o poi arriva qualcuno che ha sete e curiosità di esplorare e alla fine li trova. E deve essere convinto di non essere stanco di cercare invano, di aver finalmente trovato ciò che voleva, di non tenere tra le mani quei gioielli senza luce nella

palude infruttuosa della mediocrità. Niente può lenire e guarire la ferita di un vuoto perduto che è dentro ognuno di noi, questa ferita che scorre costantemente, e noi cerchiamo di guarirla, si spera, un po', nutrendola con quante più conoscenze, eventi, persone vive possibili cavalieri e poeti morti e dimenticati, con bambini volanti, con sacerdoti della fede, amore che fugge e amore che viene...

Rifat ISMAILI

Saggio

 

Scrivendo, tiriamo cose e sentimenti fuori da noi stessi, come li immaginiamo, o come li abbiamo vissuti, costruendo la loro immagine di presentazione, in diversi tipi dell’ arte della parola. Sembra però che nessuna opera d'arte, nessuna donna, nessuna influenza della natura, fisica o spirituale, possa lenire e guarire la ferita di un vuoto dentro di noi... Non è necessario inventare giochi di parole, l'importante nella letteratura è sviluppare e arricchire il pensiero sulla vita stessa.

Ho l'impressione che ogni artista non faccia altro che presentare attraverso l'opera quell'eterna atmosfera di irrealizzazioni spirituale, di inquietudine, di quella infinita ricerca in sé stessi. Ma devi saper evitare la trappola che rappresentano il foglio bianco, i titoli, le righe, la magia di tutti quei fantasmi che evocano nella tua mente, che vogliono confonderti, ipnotizzarti, addormentarti, senza poterti a liberarli alla luce del sole, dove appena emergono perdono la loro antica bellezza, quella sicurezza e quell'impero che prima avevano nella tua testa tutte quelle ombre della mente. Ciò che accade nella

testa è mille volte più prezioso di ciò che è scritto sulla carta, che una volta per tutte gli toglie il respiro, gli toglie la libertà. Quando tutti quei pensieri erano nella testa dello scrittore solo sotto forma di nomi, ombre, immagini, potevano muoversi, agire, trasformarsi, trascendere il tempo e lo spazio, potevano fare qualsiasi cosa.

Questo accade a ogni scrittore. Egli però, con il proprio impegno, raccoglie tutte queste ombre del passato e del futuro, le unisce, dà loro una forma, un disegno, le completa nel migliore dei modi, per poterle poi gettare nella grande vita, indossando loro con la maglia del

 

destino, della immortalità. Li crea in modo tale che non si dissolvano come quei fiocchi di neve, ma che possano entrare e penetrare in altre menti, per riprendere il loro gioco segreto di rigenerazione, di compimento. Brillano come perle perse in fondo al mare, brillano nella mente. Lo spazio in cui sono chiuse prescinde dalle pagine del libro e dal destino che hanno le lettere. Ma prima o poi arriva qualcuno che ha sete e curiosità di esplorare e alla fine li trova. E deve essere convinto di non essere stanco di cercare invano, di aver finalmente trovato ciò che voleva, di non tenere tra le mani quei gioielli senza luce nella

palude infruttuosa della mediocrità. Niente può lenire e guarire la ferita di un vuoto perduto che è dentro ognuno di noi, questa ferita che scorre costantemente, e noi cerchiamo di guarirla, si spera, un po', nutrendola con quante più conoscenze, eventi, persone vive possibili cavalieri e poeti morti e dimenticati, con bambini volanti, con sacerdoti della fede, amore che fugge e amore che viene...

Rifat ISMAILI

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