CICLO POETICO DA ILIRIAN ZHUPA
SOGNO PER LE TUE MANI
Non ci abbracciamo più,
non ci vediamo.
Ma le tue mani, amore mio,
sui miei capelli come la nebbia sono posate.
Le tue mani sono rimaste da me,
come la cenere dei fuochi nelle caverne.
Non ci abbracciamo più,
ci manchiamo.
Ma le tue mani, amore mio,
scorrono sulle rive e le vallate del mio volto,
come le piogge d'autunno scacciate via dal vento.
Le tue mani sono rimaste da me,
come radici di alberi sradicati alla terra.
Non ci abbracciamo più,
ci dimentichiamo.
Ma le tue mani, amore mio,
svaniscono come le acque.
Entrano sotto la pelle facendo scompiglio là dentro...
Una vita intera,
aspetto che le tue mani uscissero da me,
per tranquillizzarmi...
(Prima pubblicazione: Gazeta “Drita - Luce”, 14 giugno 1992)
OLTRE
Oltre la vita c’è la morte: - Ma cosa c’è oltre la morte?
Oltre l’amore c’è l’odio: - Ma cosa c’è oltre l’odio?
Oltre la luce c’è il buio: - Ma cosa c’è oltre il buio?
Oltre il male c’è il bene: - Ma cosa c’è oltre il bene?
Oltre la colpa c’è il perdono: - Ma cosa c’è oltre il perdono?
Oltre il silenzio c’è la parola: - Ma cosa c’è oltre la parola?
Oltre l’anima c’è l’occhio: - Ma cosa c’è oltre l’occhio?
Oltre il fuoco c’è la cenere: - Ma cosa c’è oltre la cenere?
Oltre l’angelo c’è il diavolo: - Ma cosa c’è oltre il diavolo?
Oltre l’oblio c’è la nostalgia: - Ma cosa c’è oltre la nostalgia?
Oltre me sei tu: - Ma cosa c’è oltre te?
L'APPRONTARSI PER UN VIAGGIO LONTANO
Presi i miei occhi stanchi e li misi in tasca,
le orecchie li chiusi in una scatola ermetica rivestita da dentro.
Li farò uscire a vedere e ascoltare
solo se arrivassi su qualche isola deserta
dove con naturalità, giocano luci, colori e suoni.
Le narici con stracci e cera gli chiusi,
poiché non venissi tentato dagli odori delle strade e dai aeriformi.
Ma ho un problema con la lingua e col mio intorpidito stomaco,
vogliosi di nascosto in un angolo profondo e umido.
Le labbra, ardenti da baci di passione e inganno,
le metterò tra gli indumenti, in fondo allo zaino,
separate dai denti aguzzi e dall'elevato palato dell'assaporamento
dalla paura dei peccati che potranno apparire furtivamente.
Sulle punta delle dita, misi i ditali
che usava mia madre quando cuciva,
così posso proteggermi
dalle tentazioni dei tochi intimi
in un attimo di debolezza.
Mi vestii pesante, non per il freddo,
ma per non far sentire come si dimena il mio cuore,
in questo primordio di fuga.
Ordinai ai piedi di mettersi in viaggio
senza dimora, vanamente.
Ma i piedi non ubbidiscono,
come se avessero messo radici in questo luogo d'origine.
La testa rimbomba, bisogna prendere sotto l’ascella pure lei.
Dopodiché proseguirò la mia strada...
IL BACIO
Tu sei bella, candida, limpida come una goccia di lacrima
Mi mantiene vivido solamente il tuo sapore di sale...
Biografia dell’autore
Ilirian Zhupa è nato nel 1957 a Tepelena (Albania). Laureato presso l’Istituto Pedagogico di Scutari, ha lavorato come insegnante, giornalista ed editore ed è stato membro della sezione albanese del Comitato di Helsinki per i Diritti Umani. Fu anche editore del quotidiano “Populli Po – Il Popolo Si”. Nel 1994, il poeta Zhupa fu condannato a 2 mesi di prigione con l’accusa di diffamazione contro i servizi segreti albanesi, insieme ad altri 4 giornalisti. Zhupa fu tra i 27 firmatari della petizione degli intellettuali albanesi del 17 giugno 1996, per protestare contro gli abusi durante le elezioni parlamentari in Albania. Dal 1997 al 2002 è stato Console Generale presso il Consolato della Repubblica d’Albania a Ioannina (Grecia). Dal 2002 al 2005 ha prestato servizio come Console Generale presso il Consolato della Repubblica d’Albania a Salonicco (Grecia).
Inoltre, ha lavorato presso il Ministero degli Affari Esteri (MAE) nell’ambito dell’Accademia Diplomatica.
Alcune delle sue raccolte di poesie sono: ” Sole sopra la Cascata” (1978), “Poesie” (1985), “Non chiedermi dove sono stato” (1988), “L’albero Dei Sogni” (1990).
Traduzione: Angela Kosta
Fondato da: Francesca Gallello
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