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Saturno Magazine, Articolo: SETTEMBRE DISASTROSO - Il nuovo romanzo di Skifter Këlliçi

SETTEMBRE DISASTROSO - Il nuovo romanzo di Skifter Këlliçi

Settembre Disastroso di Skifter Këlliçi: memoria, denuncia e speranza- VELIERO aps edizioni.

Francesca Gallello Gabriel Italo Nel Gòmez – Editore VELIERO aps

Con grande emozione annuncio la pubblicazione, in edizione cartacea e digitale su Amazon e Kindle, del romanzo Settembre Disastroso di Skifter Këlliçi, autore e figura pubblica di origine albanese, che ha segnato la storia culturale e giornalistica del suo Paese e oggi vive negli Stati Uniti.

Settembre Disastroso è un’opera che intreccia finzione e memoria, ispirata alla tragedia dell’11 settembre. Attraverso personaggi immaginari e ricostruzioni narrative, Këlliçi ci guida tra le ombre delle Torri Gemelle, dentro gli attimi sospesi di un giorno che ha cambiato il mondo. La voce del giornalista Sokol Kama diventa simbolo del dovere morale di raccontare, dando dignità alle vittime e trasformando il silenzio in testimonianza.

L’autore ha deciso di scrivere questo romanzo quasi dieci anni dopo l’attacco, spinto dalla sua esperienza personale come guardia di sicurezza all’aeroporto Logan di Boston, da cui partirono gli aerei dirottati. Nessuno aveva ancora osato narrare in forma letteraria quell’evento: Këlliçi lo fa con sobrietà e forza, scegliendo la letteratura come spazio di memoria.

Quando ho ricevuto il manoscritto, confesso che non ero del tutto convinta. Il titolo mi faceva pensare a uno dei tanti libri sull’11 settembre. Ma la cara amica, giornalista, traduttrice, promotrice internazionale, poetessa e direttrice della rivista letteraria Miriade, Angela Kosta, conoscendo il valore dell’autore e della sua opera, mi ha incoraggiata a leggerlo e a non rifiutarlo, pur sapendo che ero piena di impegni. Così, leggendo le prime pagine, mi sono subito appassionata: la storia mi ha catturata e commossa. Leggendo il libro tutto d’un fiato, con il desiderio di portarlo ai lettori italiani.

Come direttrice di Veliero APS, piccola casa editrice nata per custodire la bellezza e la verità e dare spazio ad autori di valore, ho curato, con i miei valenti collaboratori, ogni dettaglio: dalla traduzione dall’inglese all’italiano, all’impaginazione, fino alla copertina, delicata e forte al tempo stesso. Pubblicarlo significa offrire ai lettori un gesto di luce, un invito a ricordare non per riaprire il dolore, ma per dare forma al silenzio.

Il romanzo non si limita a raccontare l’11 settembre: è un mosaico di vite, emozioni e culture che convergono in un momento di tragedia globale. La storia di Steve e Jacqueline, spezzata alla vigilia del matrimonio, diventa simbolo di tutte le vite interrotte. L’America multiculturale emerge come terra d’accoglienza, dove persone di origini diverse si incontrano e resistono al fanatismo. La scrittura di Këlliçi è semplice e diretta, ma mai banale. Ogni parola è scelta con cura, ogni scena costruita per lasciare un segno. Non si limita a narrare: denuncia. Mostra le falle del sistema, le omissioni, ma lo fa con equilibrio e rispetto, cercando di comprendere più che accusare.

Skifter Këlliçi (Tirana, 1938) è scrittore, pubblicista e noto commentatore sportivo della Radiotelevisione albanese, dove ha lavorato dal 1959 al 1999. Laureato in letteratura presso l’Università di Tirana, dal 1999 risiede a Boston. È autore di numerosi romanzi di tematica storica e di opere per ragazzi, tra cui Sulle tracce (1972), da cui è stato tratto il film premiato al Festival di Giffoni. Ha scritto testi dedicati al calcio e sceneggiature per il cinema, confermando la sua versatilità e il suo impegno culturale.

Settembre Disastroso è un’opera che commuove, interroga, ispira. È un tributo alle vittime dell’11 settembre, ma anche un inno alla resilienza, alla diversità e alla speranza. In un tempo in cui la memoria rischia di svanire, questo romanzo ci ricorda che ricordare è un atto di giustizia. Veliero APS è onorata di offrire ai lettori questa voce, con la convinzione che la letteratura possa ancora illuminare ciò che la storia ha oscurato.

 

 

Facciamo qualche domanda all’autore:

1 – Cosa l’ha spinta a scrivere un romanzo ispirato a una tragedia universale come l’11 settembre?

Mi ha spinto la stessa tragedia di quel giorno terribile, parte della quale l’ho vissuta personalmente mentre lavoravo come addetto alla sicurezza in un check-point dell’Aeroporto Internazionale di Boston. In quel luogo vidi passare cinque giovani dall’aspetto arabo: erano così limpidi, sorridenti, e nessuno in quel momento avrebbe mai immaginato che potessero essere terroristi, pronti a dirottare un aereo e colpire una delle Torri Gemelle di New York. Così come altri cinque, che avrebbero dirottato un secondo aereo per colpire l’altra Torre.

Quello stesso giorno, vedendo in televisione Bin Laden vantarsi con orgoglio che la tragedia fosse opera di Al Qaeda, pensai che potesse diventare uno dei personaggi di un futuro romanzo. Iniziai a leggere con attenzione gli articoli dei più grandi quotidiani americani dedicati all’11 settembre, raccogliendo dati sui terroristi. Poi interruppi il lavoro preparatorio, convinto che scrittori americani, molto più noti e autorevoli, stessero facendo la stessa cosa e che le loro opere avrebbero avuto un livello superiore rispetto al romanzo che avevo in mente.

Passarono gli anni e, a parte il film World Trade Center del grande regista americano Oliver Stone (2006), dedicato al sacrificio dei vigili del fuoco che salvarono molte vite tra le macerie delle Torri, non venne scritta alcuna opera letteraria che affrontasse direttamente gli eventi drammatici dell’11 settembre.

Due anni dopo, leggendo il libro Gli Albanesi d’America del noto pubblicista kosovaro Vehbi Bajrami, direttore del giornale italo-americano Illyria di New York, trovai un lungo articolo dedicato a tre albanesi – Frrok Camaj, Mon Gjonbalaj e Simon Dedevukaj – che persero la vita nelle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Scoprii così il legame tra gli eventi dell’Aeroporto Logan di Boston, da cui partirono i terroristi, e quelli delle Torri Gemelle distrutte dagli aerei dirottati.

Fu in primavera del 2008 che iniziai a scrivere il romanzo, intitolato Settembre Disastroso (Disastrous September). Il libro venne pubblicato per la prima volta a Tirana nel 2010 dalla casa editrice Albin e sarà ripubblicato dalla casa editrice Jonalda, sempre a Tirana.

Con riprese e modifiche? Certamente. Un’idea interessante mi fu suggerita da Zylyftar Plaku, editore di Jonalda e anch’egli scrittore: il romanzo avrebbe potuto iniziare proprio al check-point dell’Aeroporto Logan, con il dialogo enigmatico tra due terroristi sul modo in cui avrebbero realizzato il loro piano satanico, senza rivelare come.

Un mattino dell’8 aprile 2008, mentre continuavo a scrivere, sentii bussare alla porta. Aprii e vidi un uomo di statura media, volto pallido e occhi grigi. Dopo un breve saluto mi chiese: “Vengo dall’FBI, lei è Skifter Kellici?”. Confermai e lo invitai a entrare, pensando che fosse lì per qualche lite tra vicini. Ma non era un poliziotto di quartiere: era un agente dell’FBI, che subito mi domandò se fossi stato in un grattacielo all’incrocio tra Washington Street e State Street e se avessi chiesto se nei piani superiori vi fossero altri addetti alla sicurezza, come al piano terra. Risposi di sì, e capii che avevo suscitato sospetti.

Gli spiegai che ero uno scrittore e che stavo lavorando a un romanzo dedicato all’11 settembre. Poiché le Torri Gemelle non esistevano più, volevo sapere se in quel grattacielo di 57 piani ci fosse un addetto alla sicurezza, come probabilmente c’era stato nelle Torri. Sembrò convincersi. Allora ebbi il coraggio di dirgli che, se l’FBI avesse avuto la stessa attenzione prima dell’11 settembre nei check-point dell’Aeroporto Logan, e se nelle regole di volo fosse stato aggiunto un articolo che vietava ai passeggeri di portare forbici, lamette, deodoranti o bottiglie – come accadde subito dopo l’11 settembre – la tragedia sarebbe stata evitata. Perché proprio quegli oggetti furono usati dai terroristi per neutralizzare hostess e piloti e prendere il controllo degli aerei. L’agente dell’FBI non rispose.

2 – Quale messaggio o riflessione desidera trasmettere ai lettori italiani con questa nuova edizione curata da Veliero APS?

Innanzitutto desidero ringraziare la direttrice di questa casa editrice, la scrittrice e pubblicista Francesca Gallello, e i suoi collaboratori, che hanno apprezzato il romanzo e lo hanno pubblicato così rapidamente. Vorrei che i lettori italiani fossero attratti non solo dagli eventi di questa tragedia, che l’11 settembre prossimo compirà 25 anni, ma anche dal modo in cui sono stati sviluppati nel romanzo, basandosi su dati storici riguardanti i talebani e la loro filosofia, concretizzata in personaggi come Bin Laden e i suoi stretti collaboratori, oltre che su informazioni personali sui terroristi, che nel romanzo vengono presentati con i loro veri nomi.

3 – Il romanzo è stato pubblicato prima in albanese, poi in inglese, e ora in italiano. Come cambia, secondo lei, la ricezione del libro in lingue e culture diverse?

Nel testo in albanese ho cercato di descrivere gli eventi con un vocabolario il più ricco possibile, basandomi sull’esperienza dei nostri migliori scrittori della tradizione e soprattutto dei traduttori, che hanno arricchito la lingua albanese con le loro versioni. Naturalmente questa ricchezza è difficile da trasmettere nelle traduzioni in lingue straniere, anche per la resa di parole nuove. Tuttavia credo che anche in inglese e in italiano la traduzione risulti scorrevole e naturale.

4 – Qual è stata la sfida più grande nel raccontare un evento così doloroso e globale attraverso la forma narrativa?

Trasformare questa tragedia da un evento puramente documentario in un’opera letteraria non è stato facile per me, tanto più che l’evento si è svolto nell’arco di poche ore. Un’opera letteraria, come si sa, ha esigenze diverse e molto più complesse rispetto a un testo documentario. Spero di essere riuscito a raggiungere l’obiettivo.

5 – Vivendo lontano dall’Albania, sente la mancanza delle sue radici?

Lo pensavo quando, insieme a mia moglie e a mio figlio, ci siamo trasferiti a Boston nel marzo del 1999. Ma qui ho trovato amici albanesi e anche americani, italiani e russi, nel campo della letteratura e dello sport, la mia seconda passione, con i quali mi incontro regolarmente, soprattutto con gli albanesi nel club dell’Associazione Vatra. Inoltre continuo a collaborare non solo con i più importanti media albanesi, con dossier su eventi molto significativi della storia moderna albanese e della storia del calcio albanese, ma ho anche pubblicato in Albania diversi romanzi, tra cui quello dedicato all’11 settembre di cui stiamo parlando.

6 – In che modo la sua identità albanese continua a influenzare la sua scrittura e la sua visione del mondo?

Non avrei mai pensato che, trasferendomi in America, avrei continuato a pubblicare romanzi anche con tematiche albanesi-americane, come Settembre Disastroso, Una donna tra due uomini (di tema socio-drammatico, scritto insieme alla mia collega americana Carrie Hooper e pubblicato anch’esso in America), e più recentemente C-35 US caduto in terra albanese, dove vengono narrate le vicende dell’equipaggio di un aereo militare americano che, il 7 novembre 1943, fu costretto ad atterrare in una regione dell’Albania centrale. Aiutati dagli abitanti locali, riuscirono a sfuggire alle persecuzioni dell’esercito tedesco occupante e, dopo due mesi, raggiunsero la costa da cui, grazie a una nave militare inglese, tornarono a Bari, dove avrebbero dovuto arrivare in origine.

7 – Qual è il rapporto che mantiene oggi con la comunità albanese e con la diaspora?

Ho già scritto sopra riguardo a questa questione.

8 – Lei è stato fra i primi radiocronisti sportivi in Albania e una voce storica della televisione. Che ricordi conserva di quel periodo?

Il giornalismo sportivo radio-televisivo è stato ed è la mia più grande passione dopo la scrittura letteraria. Nel 1958, ancora studente ventenne, creai su Radio Tirana la Rubrica sportiva. Un anno dopo, ormai giornalista, diventai il terzo radiocronista sportivo albanese. Nel 1966 iniziai per la prima volta a commentare partite di calcio sul Televisione Sperimentale e nel 1970 fondai anche la Rubrica Sportiva ormai sul Televisione Albanese.

9 – C’è un episodio particolare della sua carriera giornalistica che porta ancora nel cuore?

Lo sport internazionale e altri programmi noi albanesi li seguivamo dalla RAI con antenne rudimentali, che nel 1973 furono vietate per ordine del dittatore comunista Enver Hoxha, al potere fino alla sua morte nel 1985. Nel 1972 proposi che le partite sportive, soprattutto di calcio italiano e mondiale, fossero trasmesse anche dalla Televisione Albanese, con le immagini prese dalla RAI e il commento sportivo da me, tramite cuffie, per seguire i commenti dei cronisti italiani, in particolare Nando Martellini.

Gli sportivi albanesi, quando commentai la partita Italia-Belgio nell’aprile 1972, disputata allo stadio San Siro di Milano, pensarono che stessi commentando direttamente da quel luogo. Ma quando, dopo due ore, sentirono la mia voce provenire dallo stadio Wembley di Londra, dove si giocava Inghilterra–Germania Ovest, capirono che stavo commentando da uno studio della Televisione Albanese. Fu davvero un evento importante, perché da quel momento le partite iniziarono a essere viste anche nelle regioni più remote dell’Albania, dove le onde della RAI non arrivavano.

Quando raccontai questi episodi a Nando Martellini in un’intervista per Radio Tirana nel febbraio 1994, registrata in uno studio di una radio privata a Roma, rimase sorpreso e soddisfatto.

10 – Quanto l’esperienza di cronista sportivo ha influenzato il suo stile narrativo e la sua capacità di raccontare storie?

I miei amici, quando leggono qualche libro letterario scritto da me, mi dicono spesso che la descrizione degli eventi è avvolta da un modo che ricorda i racconti pieni di emozione delle partite di calcio alla radio o in televisione.

11 – Dopo tanti anni di scrittura, giornalismo e sceneggiatura, come definirebbe oggi la sua missione come autore?

Continuerà fino a quando non sarò più in questa vita, anche se il prossimo gennaio compirò 88 anni. Nel campo dello sport ho pubblicato di recente il voluminoso libro Il pallone sotto il loro potere, con ricordi, racconti, bozzetti e analisi in questo ambito. Ho terminato anni fa anche diversi romanzi, tra cui A Woman Between Two Men, scritto – come ho già ricordato – insieme alla mia collega americana Carrie Hooper, pubblicato in Albania e in America. Nella versione americana lei pensa di proporlo a Veliero APS, con la speranza che possa essere pubblicato anche in Italia, visto che è stato accolto positivamente dai lettori americani.

12 – Quale ruolo attribuisce alla letteratura nel preservare la memoria collettiva di eventi tragici come l’11 settembre?

I libri storici hanno senza dubbio un grande valore conoscitivo, ma i libri letterari, soprattutto i personaggi che portano con sé questi eventi a un livello alto, rimangono molto più impressi nella mente del lettore. L’invasione dell’Albania da parte dell’Italia fascista il 7 aprile 1939, il lettore italiano e albanese l’ha conosciuta fin da bambino attraverso i testi scolastici e poi anche da altri libri di carattere storico. Ma quando legge il romanzo dello scrittore albanese di fama mondiale Ismail Kadare, più volte candidato al Premio Nobel, Il generale dell’armata morta, attraverso i personaggi di un generale e di un prete italiano che vengono in Albania per cercare e raccogliere le ossa dei soldati italiani caduti durante la Seconda Guerra Mondiale, comprende anche la forte valenza simbolica di quella guerra, che rimane ancora più impressa nella memoria. Spero che anche il mio romanzo Settembre Disastroso possa avere una simile valenza simbolica.

13  – Guardando alla sua lunga carriera, cosa considera il suo più grande contributo alla cultura albanese e internazionale?

Alla cultura albanese credo di aver contribuito come cronista sportivo televisivo, come ho descritto sopra, e in particolare come scrittore che ha portato lo sport nella letteratura artistica, con racconti, romanzi, film documentari e artistici, oltre che con libri pubblicistici e scientifici. Spero che, oltre al romanzo Settembre Disastroso, se verranno pubblicati in lingue straniere, possano avere un contributo internazionale anche il romanzo di tema storico-antico I segreti del palazzo di Ottaviano, dedicato alle guerre degli Illiri – antenati del popolo albanese – contro gli invasori romani; Amore e intrighi sull’Olimpo, di tema mitologico illiro-greco-romano, ancora inedito; e C-35 US caduto in terra albanese, di tema albanese-americano.

14 – Quale speranza o insegnamento desidera lasciare ai giovani lettori che si avvicinano oggi al suo romanzo?

Desidero che lo apprezzino come un’opera che artisticamente lascia un’impronta indelebile su un evento così tragico, tanto più che fino ad oggi è la prima e unica vera opera letteraria al mondo dedicata a quell’accadimento.

 

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