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Saturno Magazine, Articolo: GLI ECHI TORMENTOSI NEL ROMANZO “GLI OCCHI DELLA MADRE” . DI ANGELA KOSTA

GLI ECHI TORMENTOSI NEL ROMANZO “GLI OCCHI DELLA MADRE” . DI ANGELA KOSTA

GLI ECHI TORMENTOSI NEL ROMANZO “GLI OCCHI DELLA MADRE” DELL’AUTRICE ANGELA KOSTA


Da: Arben Iliazi


In un’analisi parziale dell’opera e della consapevolezza creativa della poetessa e scrittrice Angela Kosta, esaminando alcune delle sue poesie dal punto di vista nel contenuto e struttura, abbiamo fornito un’interpretazione fenomenologica della sua personalità artistica, definendola come un noto fenomeno letterario  nella letteratura albanese. Le sue opere trasmettono con sensibilità e originalità il sentire del nostro tempo, attraverso varie forme espressive. (Il fenomeno letterario Angela Kosta – Gazeta Dielli, 19 febbraio 2025).

In questa autrice, la natura sembra aver raddoppiato i doni artistici. Non è solo una figura di rilievo nella poesia, ma anche una talentuosa romanziera, ispirata dalla curiosità, che ci ha donato opere che hanno viaggiato e continuano a viaggiare nel mondo.

Sebbene l’autrice lo definisca un thriller, il romanzo, in realtà è una storia realistica, o meglio, un’alternanza tra narrazione realistica e finzione. Alcuni elementi appartengono al mondo referenziale, dunque reale, mentre altri sono legati al mondo specifico della fantasia.
Il passaggio tra realtà e immaginazione è così fluido che il lettore con naturalezza, è portato a credere ad entrambe. In fondo, la verità del mondo, è lo stesso frutto della finzione.

I romanzi, che costituiscono un aspetto rilevante dell’opera di Angela Kosta, sono apprezzati per la loro straordinaria forza artistica, ricchi di metafore, ambiguità, e un’accurata enumerazione di dettagli descrittivi selezionati. Opere come “Anima prigioniera" (2003, ristampa 2024), “La collana magica” (2007), “Il milionario povero” (2017), “Oltre l’oceano” (2019), rappresentano un’esperienza originale, tanto nella scrittura quanto nei temi trattati.
Lo stile narrativo è prevalentemente classico, con una narrazione esterna e onnisciente che penetra nella struttura del racconto e nella psicologia dei personaggi. Anche i loro pensieri interiori emergono con forza, portando idee e messaggi potenti.

Il romanzo che prenderemo in esame in questa recensione si intitola “Gli occhi della madre”, pubblicato in Albania in lingua albanese nel 2025, in Turchia in lingua turca nel 2024 e di recente in Italia nella 2° edizione.

Questo libro occupa senza dubbio un posto speciale nel corpus letterario di Angela Kosta.

L’opera è stata insignita del terzo premio come romanzo thriller, dalla casa editrice KUBERA EDIZIONI. Nonostante sia stato pubblicato nel 2011 e scritto tanti anni prima, (quando l’autrice non aveva ancora la vasta esperienza artistica di oggi), il romanzo mantiene una forte attualità, grazie alla visione lucida e concreta della realtà che l’autrice ha saputo offrire.

Il romanzo si apre su un orizzonte filosofico che oscilla tra fenomenologia ed esistenzialismo, dove risalta un’intuizione strutturalista.

- Trascendenza oltre la ragione dell’irrazionalità

Il ruolo della famiglia, non dal punto di vista pedagogico ma filosofico, nell’ambito di una società aggressiva come quella odierna, risulta estremamente indebolito a causa dei rapporti diseguali tra essa e questa “società aggressiva”. Sotto la pressione di un clima sociale tanto distorto, la famiglia si vede costretta a incubare se stessa e a generare, suo malgrado, ibridi aggressivi che tendono a disintegrare quel poco di dominio che potrebbe esserle rimasto dal suo antico potere tradizionale.

I genitori sono attori immersi nel difficile gioco della vita: adattati, ipocriti, servili, giusti e onesti, codardi; sono individui di questa società che conserva una purezza umana ma al tempo stesso è corrosa nella sua dimensione morale. Figure di questo tipo assorbono e trasmettono negatività ai figli, futuri individui di una società che sembra riprodurre, ciclicamente, i propri fallimenti.

Il romanzo “Gli occhi della madre", in poche parole, narra la storia di un giovane trascurato e abbandonato dall’amore del padre, il quale, accecato da una catena di nevrosi che si susseguono come una maledizione senza via d’uscita, si trasforma in un assassino, giustificando ogni sua azione. La quantità di energia negativa che accumula dentro di sé cresce costantemente. Nek, prova un piacere ipertrofico nell’uccidere e nel pianificare gli omicidi, come se fossero l’anello fatale successivo di una catena inevitabile. Ha spezzato ogni ponte di comunicazione con le persone a lui care e non mostra il minimo desiderio di riflessione.

«Quella fredda notte di novembre aveva appena ucciso una donna, non perché la odiasse, ma perché la amava. Tutto ciò poteva sembrare follia, ma questa era la verità. Inoltre, l’omicidio di quella notte non era stato casuale; aveva pianificato tutto nei minimi dettagli e non provava alcun rimorso per aver realizzato quel desiderio che lo tormentava da così tanto tempo. Ciò che più lo stupiva in quel momento, era la freddezza e il modo con cui aveva ucciso la donna che amava. L’espressione del suo volto mentre cadeva a terra gli aveva regalato, anche in quell’istante, una sensazione di felicità.»

Sua madre, Isabela, osserva impotente il figlio Nek, cadere vittima della strada e delle cattive compagnie, senza riuscire a proteggerlo dagli effetti devastanti degli stupefacenti: 
«Nek era entrato nella rete della droga e guadagnava molto denaro, in modo completamente diverso dal misero stipendio del fratello. Quello che Al riusciva a ottenere con il suo lavoro, faceva ridere Nek per tutto il tempo. Al, inseguiva ogni giorno gli spacciatori, ma non era abile come pretendeva loro padre, quando in realtà non riusciva a capire che il capo dell'organizzazione della banda viveva sotto lo stesso tetto con lui». 

Le nevrosi di Nek derivano da inibizioni profonde (repressioni e oppressioni) vissute fin dall’infanzia. Da qui nasce l’istinto aggressivo, una predisposizione infantile con una componente bio-psico-somatica associativa. Nek rappresenta l’uomo come prodotto di circostanze determinate. Soffre della mancanza di fiducia reciproca, litiga per gelosia con il fratello Al, nonostante la presenza della madre che cerca inutilmente di placare i contrasti. Ma i suoi consigli cadono nel vuoto.

Il sentimento di rovina morale e di decadenza interiore di Nek, è espresso chiaramente.
Nel fratello vede tutto ciò che lui non potrà mai essere. Nek riesce a esprimersi pienamente solo attraverso la violenza e l’omicidio, e così l’autrice metaforizza la sua decadenza spirituale con l’attesa morbosa di una sensazione: sentire l’odore dei cadaveri.

«Lottando con sé stesso per trattenersi, era entrato in casa tremando di rabbia e gelosia, e quella stessa sera aveva pianificato la vendetta. Entrambi dovevano pagare a caro prezzo: Al, perché gli aveva distrutto il sogno, aveva baciato quelle labbra dolci che solo lui avrebbe dovuto assaporare; e Laura, perché aveva permesso che ciò accadesse».

Il romanzo si presenta come una cronaca nera, in cui emerge la trascendenza verso la logica dell’irrazionalità. 
-Non c’è alcuna differenza tra odio e amore. Entrambi sono sentimenti profondi che nascono nello stesso istante e non svaniscono mai. Ti distruggono e ti fanno soffrire senza pietà, - disse cinicamente Nek. 

- Non sono d’accordo! L’amore è molto diverso dall’odio, - avrebbe voluto dire Ralf, ma per non contraddirlo, cambiò argomento.

Il fatalismo, come un fermento oscuro, accompagna il lettore durante tutto il racconto, generando una sensazione angosciante.
Ma lo scopo del romanzo non è quello di analizzare lo stato d’animo di Nek. L’autrice non scorge alcuna finestra aperta nell’anima del protagonista.

«Preferiva morire piuttosto che vedere Gioi tra le braccia di Al, non perché suo fratello non avesse diritto di innamorarsi, ma semplicemente perché la donna che doveva essere sua non doveva appartenere a nessun altro. Sfortunatamente, contro la sua volontà, si ripresentava ancora una volta la stessa storia.»

E così, la dinamica degli eventi accelera il suo epilogo. La sua vita, come una micro sequenza, si conclude con il suicidio, subito dopo la condanna a morte inflittagli dalla giustizia.

«Isabela uscì dall’aula del tribunale chiedendosi come fosse riuscita a sopportare le udienze e la sentenza dell’ergastolo per suo figlio. Profondamente devastata nell’animo, si sedette su una panchina lì vicino, incapace di trattenere le lacrime. Quale madre potrebbe sopportare un dolore simile? Suo figlio avrebbe trascorso la vita in prigione, fino all’ultimo respiro. Stava entrando giovane e ne sarebbe uscito anziano. “Dove ho sbagliato nell’educare i miei figli?”, - si domandò, mentre dentro di sé ammetteva che vedeva il fallimento in Nek, ma la soddisfazione in Al.»

- Estetica del testo letterario

Le narrazioni in questo romanzo sono frutto di fantasia, soggette all’estetica del testo letterario. In quest’opera emerge il fatalismo di una realtà apatica e letale, costruita con molteplici tecniche ed effetti che danno vita a un testo di particolare espressività. Il significato del testo non deriva solo dalla lettura critica, ma nasce dal rapporto comunicativo instaurato con il lettore. Le relazioni tra le parti e il complesso dell’opera sono quasi organiche. Gli eventi si susseguono in ordine cronologico. L’autrice ha lavorato con piena professionalità, per ridurre il testo letterario alle sole strutture semi-narrative, senza impoverirlo.

Dal punto di vista della struttura formale, Kosta concepisce il testo estetico come una generalità, come un segno organizzato in unità funzionali all’interno dello spazio testuale. Siamo quindi di fronte a una concezione tipologica del testo, non a una semplice divisione in sequenze. Sono proprio le relazioni tra le suddivisioni testuali a rivelare un significato profondo e nascosto del testo.

Angela Kosta non applica un modello ex novo a ogni testo. Il testo è diviso in parti che hanno relazioni motivate tra loro. Nei rapporti logici tra testo e soggetto si distingue chiaramente il rapporto sensibile, gli echi angoscianti che il testo produce sul soggetto:

“Gioi: Nek mi ha minacciato con lo sguardo e si è arrabbiato molto quando ha saputo che sarei stata io la futura moglie di suo fratello."
Ha estratto la pistola e, pensando che non doveva perdere tempo, ha detto: 
- Mi dispiace davvero per quello che sto facendo, credimi, ma preferisco vederti morta piuttosto che vicino a un’altra persona che non ti ama quanto ti amo io. 
- L’altra persona è tuo fratello. Rifletti su quello che stai facendo! - disse Gioi in fretta, cercando di farlo ragionare. 
Lui aveva programmato di uccidere anche lei, perché solo così avrebbe potuto vivere in pace. Si era sentito sollevato quando aveva visto Letizia uscire dalla stanza...”

Il testo letterario è un catalizzatore delle manifestazioni di volontà, credenze e passioni. Trasforma i valori e, allo stesso tempo, libera momentaneamente il soggetto da un mondo eccessivamente oggettivato con cui non è in sintonia. Il pensiero artistico si esprime attraverso un legame strutturale e non esiste al di fuori di questo. Tale legame comprende tutti i livelli del testo: la locuzione, la frase e il paragrafo.

- Contesto sociale-psicologico e contrasti

Il romanzo è un quadro analitico della società contemporanea, dove i problemi socio-psicologici ribollono come in un grande calderone. In modo paradossale e estenuante, quest’opera crea un ritratto dell’Italia odierna, sospesa tra tradizione, ragione e nevrosi. I protagonisti sono eroi e vittime tra loro e nella società. L’impegno della scrittrice è di affermare i valori su cui dovrebbe fondarsi questa società. Al centro del romanzo si percepisce un messaggio di perfezione morale dell’uomo. L’autrice si è premurata di non cadere in uno schema sociologico. Pur non essendo il contesto di natura sociologica, la scrittrice lo osserva da una prospettiva semiotica, ossia attraverso i temi della forma, della comprensione e della comunicazione.
Le radici comuni che l’autrice scopre sono fenomeni culturali e semiotici.

I contrasti marcati e inconciliabili, che per l’autrice sono un elemento fondamentale non solo dello stile, ma anche della costruzione dell’opera, costituiscono l’asse semantico di questo lavoro. Questi contrasti servono a mettere in opposizione eventi, dati e personaggi tra loro, oltre a scoprire le contraddizioni all’interno degli stessi personaggi, eventi e dati. Il romanzo dimostra che il bene e il male sono realmente separati e distinguibili, ma in determinate circostanze sembrano aver fatto il nido all’interno dell’uomo, dell’evento o del dato.

- I confini diacronici della narrazione

“Gli occhi della madre” è un romanzo di neorealismo duro, con una narrazione intensamente drammatica. Il narratore esterno si immerge completamente nel testo, diventando un narratore lineare ma ricco di rotture, brevi svolte, e ritardi nel racconto, accompagnati da numerose osservazioni sia esterne che interne, che lo conducono al nucleo esistenziale dei personaggi, caratterizzati da comportamenti specifici e predefiniti.

I protagonisti sono Al, Nek, la madre, Gioi, Letizia, figure che si accettano reciprocamente o sono in profondo conflitto. L’opera si basa sul contrasto: da una parte Nek, dall’altra il fratello Al, la sua fidanzata Gioi, Letizia, Sindy e Fabio, portatori delle migliori virtù umane. (Sindy voleva porre fine alla relazione con Fabio, semplicemente per paura che le rovinasse la vita). Al, subisce delusioni dal tragico destino del fratello Nek, dal modello dell’autorità genitoriale, dalla morte in un luogo chiuso e in un circolo vizioso.

Nel contesto letterario dell’opera emerge un discorso narrativo. L’autrice ha scelto una narrazione lineare, ritmica, focalizzata sull’essenza, che con una sintesi di fatti offre il significato di una vita e delle prove da superare. L’autrice costruisce capitolo dopo capitolo il contrappunto, e il soggetto possiede tutte le modalità necessarie per portare a termine il programma narrativo, cioè realizzare l’atto.

Arrabbiato, deluso e amareggiato, Nek non riesce a sottomettersi alle leggi della famiglia e della società, cosa che lo spinge verso una catena di crimini. Anche il livello discorsivo è stabile, più vicino alla manifestazione, aggiungendo maggiore coerenza e decisione rispetto agli elementi previsti nelle strutture semi-narrative. L’autrice passa spesso dalle strutture profonde semi-narrative a quelle discorsive.

C’è un’articolazione logica del quadrato con le strutture narrative antropomorfe, così come le relazioni di affermazione e negazione si trasformano in rapporti di connessione e separazione tra soggetto - oggetto. In questa storia si osserva la trasformazione delle funzioni narrative in azioni e la sostituzione del fluire indefinito degli eventi con una collocazione precisa nello spazio e nel tempo.

La narrazione si concentra maggiormente sulla situazione pragmatica della produzione del discorso. Il racconto ha confini diacronici, cioè una definizione e una frequenza, un ritmo nella comparsa delle unità costitutive. La diacronia reale è singolativa anche nei testi di finzione, dove il racconto singolativo può emergere in qualsiasi momento all’interno di una sequenza ripetitiva, attraverso il gioco delle definizioni interne.

- Organizzazione semantica e approccio semiotico

L’intero contesto del romanzo è curato per amplificare o “narcotizzare” i diversi componenti semantici delle parole. La scrittrice considera l’organizzazione semantica delle unità di manifestazione strettamente dipendente dal contesto. Si orienta quindi verso una semantica testuale, poiché sono i testi nel loro insieme a determinare la composizione e la gerarchia delle unità più piccole.

I diversi componenti semantici si organizzano tra loro sia a livello frasale, cioè all’interno di una frase, sia a livello interfrasale, ossia su dimensioni più ampie della frase stessa. Sarebbe strano se in un testo composto da molte frasi nessun elemento semantico svolgesse la funzione di collante tra di esse. Attraverso l’isotopia, il “filo rosso” semantico che attraversa il testo, si garantisce la coerenza dello stesso.

Per ottenere questa coerenza semantica, all’autrice non basta ripetere di tanto in tanto alcune parole o unità semantiche. Le isotopie nel testo di Kosta sono spesso molteplici: isotopia tematica, figurativa, corporea, ma in questo romanzo si usa anche l’isotopia relazionale, cioè le relazioni familiari, amorose, psicologiche tra i protagonisti.

La scoperta delle diverse isotopie e delle loro relazioni ci conduce alle prime ipotesi sull’organizzazione profonda dei valori. Nel romanzo questa consapevolezza positiva si esprime in modo esplicito, mentre l’approccio semiotico ci permette di vedere chiaramente all’interno dell’opera.

Descrivere semioticamente gli stati d’animo, e non solo gli eventi fattuali, è la sfida della semiotica contemporanea. La dimensione pragmatica si intreccia completamente con quella cognitiva, cioè all’interno dei fenomeni di conoscenza, costruzione e manipolazione del sé e dell’altro.

La semiotica strutturale cerca di trattare in modo omogeneo i discorsi-oggetto e i loro contesti, elaborando così una semiotica delle situazioni, che è parte integrante della più ampia semiotica dell’azione.


Da: Arben Iliazi - Critico letterario albanese, giornalista, drammaturgo, poeta, saggista.

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