Souad Khalil
Il concetto di formalismo rappresenta uno degli orientamenti critici più rilevanti che hanno suscitato un ampio dibattito nella storia della critica letteraria moderna, poiché ha comportato una profonda revisione della natura e della funzione dell’opera artistica. Nato nel contesto culturale russo, il formalismo ha cercato di liberare il testo letterario dal predominio dei contenuti sociali e ideologici, affermandone l’autonomia come entità linguistica autosufficiente, comprensibile soltanto attraverso la sua struttura, il suo stile e le sue tecniche espressive. Da questa prospettiva, i critici formalisti hanno concentrato la loro attenzione sulla forma come essenza della creazione letteraria e come campo privilegiato del rinnovamento estetico, in opposizione alle correnti che consideravano la letteratura un semplice riflesso della realtà o un veicolo di messaggi esterni. Il presente articolo affronta il concetto di formalismo, la sua genesi, i suoi principali teorici e la sua posizione nel dibattito tra forma e contenuto, mettendo in luce le sue radici intellettuali, il suo sviluppo storico e il suo ruolo nella nascita di correnti critiche successive come lo strutturalismo e la semiotica.
Il concetto di formalismo
Lo scrittore Mohammed Rajab Al-Samrani afferma che l’arte non è imitazione della realtà e che la letteratura non ne è un semplice riflesso. Lo sconvolgimento della realtà affinché emerga in una veste nuova e non familiare costituisce l’obiettivo del rinnovamento formale che ha posto le basi dello strutturalismo. Esistono scuole critiche che trattano il testo letterario come un’entità linguistica autonoma, e che attribuiscono alla critica il compito di confrontarsi con il testo come mezzo letterario dotato di tutti gli elementi dell’indipendenza.
Secondo questa concezione, il formalismo, in quanto dottrina artistica, considera lo stile come il fondamento dell’opera letteraria. Una buona elaborazione formale e la cura stilistica sono ritenute più importanti del pensiero, dell’immaginazione o del sentimento. Di conseguenza, la critica dovrebbe concentrarsi sulle strutture verbali del testo, sui suoi artifici retorici, sulle figure retoriche e sulle immagini poetiche.
Il formalismo si è affermato come scuola o metodo nella storia della letteratura russa, e successivamente sovietica, fino a essere identificato con una denominazione specifica: “formalismo”. La New Criticism anglo-americana è considerata la corrente più vicina alla scuola formalista russa, poiché anch’essa distoglie l’attenzione dal contenuto e dal messaggio dell’opera artistica per concentrarsi esclusivamente sui suoi aspetti estetici.
La scuola formalista
La nascita del formalismo è legata a un gruppo di teorici e critici accademici che hanno sottoposto lo studio della letteratura a un metodo quasi laboratoriale, enfatizzando forma e tecnica. Essi applicarono gli studi formalisti alla letteratura russa e straniera e alle diverse scuole del passato. Tra i nomi più importanti figurano Tomashevskij, Žirmunskij, Eichenbaum, Tynjanov, Belyj e Šklovskij, tutti accomunati dal tentativo di elevare la critica a un sistema autonomo, libero dai contenuti sociali e ideologici. Merežkovskij, Belyj e Zamjatin sono considerati tra i più importanti scrittori formalisti russi prima della Rivoluzione, esercitando una forte influenza sui loro contemporanei.
La scuola formalista era già attiva prima della Rivoluzione bolscevica e si sviluppò durante gli anni della sua affermazione e nel decennio successivo. Fu definita “formalista” dai suoi avversari in senso dispregiativo, poiché, a loro avviso, non seguiva un programma letterario unitario e chiaramente definito. Tuttavia, essa riuniva un gruppo coerente e omogeneo di studiosi russi di primo piano, legati da comuni inclinazioni letterarie, come Viktor Šklovskij, Boris Eichenbaum, Jurij Tynjanov e Roman Jakobson, membri del Circolo Linguistico di Mosca, fondato e diretto da Jakobson nel 1951. Un altro gruppo, noto come Società per lo studio del linguaggio poetico, fu fondato nel 1916 ed ebbe in Šklovskij la sua figura dominante.
Nonostante la relativa brevità della sua esistenza, il formalismo affonda le sue radici nella tradizione letteraria russa. L’attenzione alla forma, indipendentemente dal contenuto, risale al Medioevo. Viktor Erlich ricorda che le discussioni critiche del XVIII secolo si concentravano sul linguaggio e sulla metrica, e che la critica letteraria dell’epoca di Puškin si interessava in modo particolare ai problemi formali. Persino Belinskij, spesso accusato di privilegiare il contenuto a scapito della forma, non ignorava l’importanza di quest’ultima. Il predominio del contenuto sulla forma si affermò soltanto nella seconda metà del XIX secolo.
Belyj come pioniere
Se queste sono le origini del formalismo, sorge spontanea la domanda: chi ne fu il vero pioniere? Secondo diversi studiosi, Andrej Belyj occupa una posizione di primo piano tra coloro che contribuirono alla nascita del formalismo. In Russia, Vladimir Solov’ëv è considerato uno dei precursori, poiché difese la letteratura come valore autonomo, separato da qualsiasi questione sociale immediata, e fu uno dei principali promotori del simbolismo. Tra i suoi discepoli più fedeli figurano Belyj, Aleksandr Blok e Vjačeslav Ivanov.
Belyj, ampliando le idee di Solov’ëv, cercò di fornire alle sue teorie un fondamento filosofico, affermando:
«Se non esistessero le parole, non esisterebbe il mondo. Il mio io individuale, separato dal mondo che mi circonda, non esisterebbe, né esisterebbe il mondo separato dal mio io. L’io e il mondo appaiono soltanto quando si uniscono nel suono».
Alcuni studiosi fanno risalire le origini del formalismo ad Aleksandr Potebnja (1835-1892), come sostiene Viktor Erlich, attribuendogli un ruolo fondamentale negli studi sul linguaggio poetico. Tuttavia, i formalisti russi negarono questa influenza diretta. I membri della scuola ritenevano comunque inevitabile il rapporto tra vita e produzione letteraria, sostenendo che l’una non può essere completamente separata dall’altra, una posizione condivisa anche da Tolstoj.
Il conflitto tra forma e contenuto
Il formalismo si fonda su due principi fondamentali: la centralità della forma e la negazione di qualsiasi intenzionalità contenutistica da parte dell’autore o del critico. È evidente che i due principi coincidono sostanzialmente, poiché il conflitto tra i sostenitori della forma e quelli del contenuto fu particolarmente acceso. Tale conflitto si alimentava dell’estremismo di entrambe le parti: i formalisti portarono la forma all’estremo, negando ogni valore al contenuto e sostenendo che la forma genera il contenuto; al contrario, i sostenitori del contenuto attribuivano a quest’ultimo un valore assoluto, riducendo la forma a un elemento secondario.
Durante il periodo zarista, i formalisti godevano talvolta di un sostegno diretto o indiretto da parte delle istituzioni statali, ma subivano al tempo stesso forti critiche da parte dei realisti rivoluzionari, portatori di idee sociali e politiche. Questo scontro proseguì fino alla Rivoluzione d’Ottobre e non si arrestò neppure dopo di essa, poiché l’attività dei formalisti continuò con maggiore forza, grazie al sostegno di figure influenti e a numerose sedi editoriali. Il formalismo si diffuse nelle principali città universitarie russe, in particolare a San Pietroburgo, attraverso circoli di studio filosofico dedicati esclusivamente alla ricerca formalista in letteratura, per poi estendersi ad altre regioni slave, come Praga, e successivamente all’Europa occidentale.
I formalisti respinsero l’idea che l’arte fosse una mera imitazione della realtà o che la letteratura ne fosse il riflesso diretto. Essi sostennero invece che la letteratura trasforma la realtà in qualcosa di estraneo e non familiare, sconvolgendo la percezione abituale del mondo e facendolo apparire nuovo e continuamente rinnovato.
La durata del formalismo
Ci si può chiedere che cosa abbia prolungato la vita del formalismo dopo la Rivoluzione. Due sono i fattori principali: il primo, diretto, riguarda la continuità dell’attività dei formalisti, che mantennero la loro forza e la loro influenza culturale; il secondo, indiretto, è legato alla debolezza teorica di alcuni che si dichiaravano marxisti senza possederne una solida preparazione. Entrambi i fattori possono essere ricondotti a una causa comune: l’impegno della Rivoluzione nel rispondere a esigenze immediate e urgenti di affermazione della propria esistenza.
Un altro aspetto centrale della riflessione formalista riguarda la differenza tra il linguaggio letterario e il linguaggio della comunicazione quotidiana. Secondo i formalisti russi, la specificità della lingua letteraria risiede nella sua capacità di trasformare il reale familiare in qualcosa di estraneo, come se lo si vedesse per la prima volta, attraverso l’uso di una serie di procedimenti e artifici letterari. Per questo motivo, gli studiosi formalisti si dedicarono all’analisi di tali procedimenti, capaci di rinnovare la percezione e di conferire nuova vitalità ai valori estetici.
Nonostante la lunga influenza del formalismo russo, esso non ebbe un impatto significativo sugli studi occidentali fino alla pubblicazione del volume di Viktor Erlich Russian Formalism: History and Doctrine, seguito nel 1965 da Texts of the Russian Formalists di Tzvetan Todorov. Tuttavia, il formalismo emerse come corrente letteraria di grande rilievo, nonostante le difficoltà incontrate, grazie al suo contributo alla nascita dello strutturalismo e della semiotica, nonché alla continuità teorica tra formalismo e strutturalism
Da questa analisi emerge chiaramente che il formalismo non fu una semplice tendenza passeggera nella storia della critica letteraria, ma rappresentò una svolta decisiva nel modo di leggere e interpretare il testo letterario, ponendo la forma al centro dell’analisi e riconoscendo nel linguaggio la materia primaria della creazione artistica.
Nonostante le critiche rivolte alla sua marginalizzazione del contenuto sociale e ideologico, il contributo del formalismo allo sviluppo degli strumenti critici e alla comprensione della struttura e delle tecniche del testo resta fondamentale. Affermando che la letteratura non si limita a rispecchiare la realtà, ma la ricrea e la rende estranea, il formalismo occupa un posto centrale nella teoria letteraria moderna e continua a sollevare interrogativi essenziali sul rapporto tra forma e contenuto e sulla funzione dell’arte nell’esperienza umana.
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