MY STEPMOTHER’S DIARY
di Metwally Bassal (Egitto)
Fin da bambino avevo sempre sentito quel detto ingiusto:
“Che Dio si porti via la matrigna.”
Io non lo capivo, perché la mia matrigna era gentile, affettuosa, premurosa.
Le volevo più bene che a mia madre.
Ogni settimana mia madre veniva a trovarmi per un’ora.
La mia matrigna la accoglieva come una sorella, le offriva aiuto, la sosteneva nel lavoro.
Eppure, ogni volta che mia madre entrava in casa, accadeva qualcosa di strano:
un ventilatore che cadeva, un televisore che esplodeva, una lampadina che si frantumava sulla spalla della mia matrigna.
Gli incidenti si ripetevano, sempre durante quell’ora.
Io avevo paura.
Mio padre si ammalò improvvisamente, rischiando la vita.
Dopo quell’episodio, mia madre non tornò più.
Anni dopo seppi che era morta.
Molto tempo dopo, trovai per caso il diario della mia matrigna.
Lo teneva nascosto nel suo portagioie.
Lessi i suoi piani: gli incidenti, le ferite che si era inflitta da sola, la pillola che aveva fatto crollare mio padre, il trasferimento di mia madre dal suo lavoro fino a ridurla a fare la donna delle pulizie.
Caddi in ginocchio, piangendo.
La donna che avevo amato come una madre aveva distrutto la mia vera madre, un pezzo alla volta.
Fondato da: Francesca Gallello
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