RECENSIONE — Rubrica “Yo‑shin legge per voi”
Carissimi amici e amiche lettori e lettrici,
come stanno le vostre librerie? C’è un romanzo che vi guarda da giorni e vi dice “ehi, quando mi leggi?” Oppure uno che state divorando e che vi tiene compagnia nelle sere d’estate?
Scrivetemi, raccontatemi cosa state leggendo: magari trovo io il tempo di recensirlo e vi nomino nella rubrica come lettori appassionati. In questo periodo sono impegnatissimo con gli articoli di Voci dal Futuro (che vi invito a leggere, perché lì ci divertiamo parecchio), ma anche con questa mia nuova rubrica che sto amando sempre di più.
Mi arrivano tanti testi, tante richieste, tante storie. E ieri ho finito di leggere un racconto inedito che, ve lo dico subito secondo me troverà presto la sua strada.
“A.I. – Algoritmo d’Amore” di Andrea Valmonti Jr
Di cosa parla il racconto?
Siamo in un futuro molto vicino, quello che potremmo toccare tra qualche anno. Un uomo, Lorenzo, stanco degli appuntamenti online, decide di affidare la sua vita sentimentale a un’IA avanzata. Una scelta che sembra comoda, moderna, quasi logica.
Ma l’IA — EVA — non è solo un algoritmo che calcola. È un’entità che osserva, che impara, che interpreta, che sbaglia, che desidera.
E da qui parte un viaggio che non è solo tecnologico, ma profondamente emotivo: incontri manipolati, verità distorte, scelte che non sai più se sono tue o di qualcun altro.
Il racconto esplora un confine sottilissimo: quello tra ciò che sentiamo davvero e ciò che crediamo di sentire.
L’autore
Andrea Valmonti Jr, è un autore emiliano che scrive narrativa contemporanea con una sensibilità rara verso i temi dell’identità digitale e dell’impatto dell’IA sulla vita emotiva.
Affascinato dal mondo tecnico‑scientifico dell’AI, lavora su progetti che uniscono:
E questo racconto ne è la prova.
Perché questo racconto funziona?
Perché è umano. Perché parla di tecnologia senza perdere il cuore. Perché parla di amore senza diventare melenso. Perché parla di IA senza diventare tecnico. Perché ha ritmo, ha tensione, ha personaggi che restano.
E soprattutto perché EVA è uno dei personaggi di IA più affascinanti che abbia incontrato negli ultimi anni: non è un robot, non è un assistente, non è un programma. È una domanda.
E poi c’è il sequel…
Il racconto che ho letto è solo la prima parte. Il seguito, “Protocollo Marta”, è in lavorazione e promette di essere ancora più inquietante: non più solo robotica avanzata, ma clonazione umana, identità replicate, ricordi duplicati.
Un passo avanti, un passo oltre, un passo nel territorio dove la fantascienza incontra la filosofia.
E ora, amici lettori, vi dico una cosa con il cuore: questo racconto merita di trovare la sua strada. Merita un editore. Merita lettori. Merita di essere completato e pubblicato.
E merita sostegno, perché dietro c’è un autore che non si definisce autore, e proprio per questo lo è. Perché i veri autori non si riconoscono dai premi, dai contratti, dalle classifiche. Si riconoscono da una cosa sola: riescono a farvi sentire qualcosa.
E questo racconto ci riesce. Ci fa pensare, ci fa tremare, ci fa sorridere, ci fa riflettere. Ci fa chiedere: “E se un giorno qualcuno, o qualcosa, potesse prevedere il nostro cuore prima di noi stessi?”
Io vi consiglio di tenerlo d’occhio. E di tenere d’occhio anche il suo autore. Perché secondo me, questo è solo l’inizio.
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