ANGJELINA XHARA PAPALILO – LA CORSA DELLA VITA
- Tratto dal capitolo 2° del libro: La Corsa Della Vita, tradotto da Elda Keçi.
Mia Madre si chiamava Vasilika! Ogni volta che ero pronta a dire la storia di Me stessa, Essa mi tirava le orecchie e mi diceva: -Come ti ha detto mamma, non vantarti! Il vanto è una corazza dell’incapace. Una brava persona fa le cose buone e non parla dietro alle spalle perché non te li calcola neanche il Signore lassù, poi... Io così lo so...!”
La sua voce dolce, calda....come il gorgoglio di un ruscello nascosto...
Ah, la mia madre buona! Anche il nome te l’avevano ricamato così bene, alcune farfalle bianche e belle...
Mia madre si chiamava Vasilika!
Come la farfalla più bella del villaggio, mio padre come noto cacciatore lo aveva conservata attentamente per darle parole dolci d’amore in un attimo divino!
“Lo senti la canzone dal mio cuore per te?”
“Tu neanche mi guardi quando io vengo al negozio...!”
“Non ti guardo perché mi scoppia il cuore per te! Come vuoi te, di guardarti e non metterti al mio petto, non si può, la mia Glika!”
“E quando sono diventata tua e io non lo sapevo?!”
“Io mi sveglio e arrivo all’alba con il tuo ritratto nei miei occhi...
Se vieni stasera al mio negozio per ascoltare la musica, io ti mostrerò il mio amore per te davanti a tutta la gioventù del paese”. Llazi me ne vado perché mi stanno aspettando i ragazzi ad aprire la scuola...
Le parole non terminano mai... Non avere fretta...Lasciami a pensare...”
La ragazza con gli occhi neri castani se n’è andata di corsa dal negozio dimenticando anche la scatola con i biscotti sul banco...
Llazi, alto e abile, corse da lei, la prese dal braccio e con gli occhi confusi le disse:
"Prendili i biscotti, benedetta, li hai pagati... non te li ho regalati... Io ti do tutta la merce che ho e non mi spaventa.
Lo tira con la forza vicino a se stesso e dice ad alta voce:
“Ti amo per tutta la vita!”
Vasilika si à staccata con la forza e gli ha detto:
"Se mi vuoi, vieni a chiedere la mano da mio padre, vieni domenica?"
Tutti quelli che si sono radunati vicino al negozio, al centro del paese, si congelarono perché erano testimoni di un grande amore!
I due giovani dopo l’abbraccio veloce si erano accesi, nel ritratto e in tutto il loro essere come due uccelli al volo.
- Eh Llazi, hai segnato al centro, hai scelto la migliore ragazza del villaggio, tra l’altro insegnante, anche da Tirana!
Ha parlato dal profondo dell’anima zio Kiço accarezzando i suoi baffi...
L’insegnante del villaggio, nominata direttamente dal Ministro della Pubblica Istruzione, ai tempi del Re Ahmet Zogu, Dhimiter Berati!
Lui era sposato con la cugina di mia madre, Marjeta, dalla famiglia di Kuçovi, una delle più sentite nel nostro bel villaggio di Korça a Ҫorovoda.
Iniziai a raccontare per me stessa e mi è venuta avanti la storia della mia mamma, Vasilika.
La sua voce era come una musica. La sua anima era piena d’amore. Durante tutta la giornata noi sentivamo le sue parole allo sfondo di Radio - Tirana che era aperta dalla mattina alla sera, con la pausa delle due o tre ore dopo il pranzo.
Da piccola ho solo corso... Di corsa andavo alla fontana, di corsa andavo a scuola, di corsa andavo per comprare qualcosa all’ultimo minuto e che si riempiva ogni angolo del tavolo da pranzo... La nostra casa era piccola ma l’attenzione dei miei era grande.
Il tavolo era grande e quando ci sedavamo tutti e tre, tre volte al dì...
Grande era la stufa con il piano cottura portata dall’Italia con 4-5 fornelli per cucinare con la legna e che riscaldava anche un pentolone con l’acqua. Il piano cottura aveva anche due fornelli di ghisa che funzionavano solo con carbone.
C’era una grande camera da letto con i letti comodi per dormire, un grande comò per mettere le lenzuola e l’abbigliamento intimo e un grande armadio che noi dicevamo sempre che era di mio zio, Tike.
Lo aveva portato lui quando era uscito per conto suo in un’altra casa.
Quando veniva qualche cugino da Korça, io dormivo sul grande tavolo da pranzo e mia madre ci metteva un lenzuolino rosso con grandi fiori e mi appoggiavo da un lato nell’armadio il quale aveva un disegno fatto da mio zio.
Avevamo una grande mezzana con una finestra che si apriva da due lati e da lì si vedeva l’albero del fico che è stato piantato in fondo al giardino e che faceva grandi fichi bianchi vicino alla porta principale di legno la quale si chiudeva con due ferri da dietro.
Mio fratello grande, Sotiri, raccoglieva ogni mattina questi frutti dolcissimi che cadevano quando era la stagione e che noi li mangiavamo con pane e formaggio.
In un angolo a destra che proseguiva fino al gabinetto che si trovava in fondo al giardino c’era la cantina riempita di varie cose che ricordavano pezzi del negozio bruciato dalle forze nazionaliste interne che erano pro
occupatori che si chiamavano “Ballistë”.
Ah, non lascio senza dire che le cose più belle per me in questa mezzana che aveva come pavimento uno strato di cemento c’era la gruccia di vestiti dove era appesa il cappotto invernale di papà nelle tasche del quale lui metteva un grande biscotto che costava 5 leke (la moneta dell’Albania) e che mandava ravvolta con un giornale la mattina quando mi accompagnava in Radio...
La nostra casa in affitto era piccola ma con un grande giardino che i nostri genitori piantavano verdure e mais e al centro di esso c’erano i fiori e quelli che dominavano erano le rose. L’albero di prugne faceva ombra all’ingresso della casa di un piano. Vicino alla finestra della camera da letto c’era l’albero della pesca che dava grandi frutti. Se mangiavi una pesca era come se avessi mangiato un pasto. Non ne parliamo poi del profumo e del sapore che aveva, passava l’acqua in gola solo a vederla.
Prima non avevamo chiavi dietro le porte interne di casa. Mi ricordo una volta è venuto mio zio Mili e ci portò una chiave grande che secondo lui, lo dovevamo metterlo alla porta principale oltre i ferri che dovevamo mettere dietro a tutte le porte e alle finestre.
Eh, bei ricordi, così dolci e così cari...
ANGJELINA XHARA PAPALILO
Angjelina Xhara Papalilo è una delle figure più rappresentative dell’arte e della cultura albanese. È stata tra le prime annunciatrici della Radio Televisione Albanese (RTSH) e, nel corso della sua lunga e intensa carriera, si è distinta anche come sceneggiatrice, regista e poetessa.
Con la sua voce, Radio Atene iniziò a trasmettere in lingua albanese, contribuendo alla diffusione della lingua e della cultura albanese oltre i confini nazionali.
È autrice di cinque libri e di oltre 60 film documentari, opere che le hanno valso numerosi riconoscimenti in Albania e all’estero. Dieci dei suoi film sono stati realizzati e promossi fuori dall’Albania, dall’Europa all’Australia, fino agli Stati Uniti d’America.
Da vent’anni è Ambasciatrice della Pace Universale, ruolo attraverso il quale ha continuato a promuovere i valori della pace, della cultura, del dialogo e della fratellanza tra i popoli.
In occasione del suo 77° anniversario di nascita, è stata insignita di importanti riconoscimenti dalla Lega Panalbanese degli Artisti e degli Storici in Svizzera e dalla Lega delle Associazioni Panalbanesi “Fratelli Frashëri” di Përmet.
In Sicilia è stata riconosciuta come autrice principale del film “Skënderbeu i Pagjumë” (“Skanderbeg insonne”). Ha inoltre donato alla comunità di Piana degli Albanesi il suo film “Toccare un sogno”, dedicato alla realtà e alla cultura arbëreshe.
La sua attività artistica e culturale si sviluppa attraverso diversi linguaggi: radio, televisione, cinema, letteratura e poesia. Attraverso le sue opere ha contribuito alla valorizzazione della memoria storica, dell’identità e della cultura albanese, portandone la voce oltre i confini nazionali.
Angjelina Xhara Papalilo rappresenta così una personalità poliedrica e autorevole dell’arte albanese, protagonista di una lunga carriera dedicata alla cultura, alla creatività e alla promozione della pace e del dialogo tra i popoli.
(A cura di Angel Kosta)
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