RIFAT ISMAILI
QUANDO SI SCRIVE…
L’uomo, quando scrive, non fa altro che compiere il gesto più antico del mondo: comunicare con sé stesso. È una comunicazione difficile, proprio perché confessarsi a sé stessi a volte è come arrampicarsi sul precipizio di una roccia; se il piede scivola su una pietra, si cade nell’abisso e non si trova nessuna radice di albero a cui aggrapparsi. Questo perché spesso il sé è il critico più severo, e oltre a essere severo, non di rado è anche negatore, annientante, capriccioso…
In passato sono stati in molti a cercare di impedirmi di scrivere. Avrei voluto smettere anch’io! Ma come si fa? Non è una cosa che si può comandare, penso. Per esempio, se la persona che amo mi avesse imposto di scegliere tra l’amore e la scrittura, sicuramente avrei scelto la seconda… Perché? L’amore è meno importante per me della scrittura? No! L’amore è più importante per me, ma quell’amore che non condiziona la mia libertà e non compromette i miei sentimenti interiori.
Perché il fatto che scriva non dipende solo da me; per questo non posso giurare che smetterò. Ma perché non dipende da me? Perché scrivere non è un atto meccanico, ma nasce in relazione ai pensieri e alle emozioni. Tutti gli esseri umani hanno sentimenti che esternano in modi diversi: chi scrivendo, chi cantando o dipingendo, chi in altri modi, in mille modi diversi.
Io non sto davanti al foglio bianco e gli ordino di riempirsi di lettere e righe. Scrivere è un processo naturale e piacevole. E scrivere dipende da ciò che pensiamo. Se pensiamo a cose gioiose, scrivere è divertente. Se pensiamo a cose paurose e confuse, scrivere è come una fuga da tutte quelle cose che tormentano l’anima…
Per me scrivere è qualcosa di diretto, naturale, spontaneo. Non ho mai usato la scrittura per scopi diversi da quelli necessari nella mia intimità, e non la uso mai per lavoro, professione o guadagno, trasformandola in una fabbrica della scrittura!
Ecco perché non potrei ascoltare l’appello di qualcuno che mi imponesse di non scrivere. Sarebbe come ordinarmi di non pensare, di non sentire più nulla dentro di me. I fogli non sono altro che lo strumento per trasportare i sentimenti dall’interno dell’anima verso l’esterno, nel mondo. Finché l’istinto mi guiderà a cercare un foglio su cui scrivere, penso che non smetterò mai, qualcosa che nessuno potrà impedirmi.
Quando arriverà il giorno in cui non avrò più bisogno di fogli, lettere e righe per raccogliere i miei pensieri e i miei sentimenti, non sarà la fine del mondo, non mi sentirò in colpa né mi tormenterà il rimpianto di aver smesso di scrivere… Non è necessariamente necessario scrivere per vivere…
Fondato da: Francesca Gallello
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