INTERVISTA AL PROF. PASQUALE TRIDICO
Saturno Magazine – a cura di Francesca Gallello Gabriel Italo Nel Gómez
In questa edizione di Saturno Magazine ho scelto di incontrare un protagonista di primo piano del dibattito pubblico italiano ed europeo: IL prof. Pasquale Tridico, economista, accademico, già Presidente dell’INPS dal 2019 al 2023 e oggi impegnato a Bruxelles come eurodeputato del Movimento 5 Stelle.
Nato nel 1975, Tridico è professore ordinario di Politica Economica all’Università Roma Tre. I suoi studi e la sua attività pubblica si concentrano da anni su temi cruciali come il lavoro, la disuguaglianza, il welfare e le politiche sociali. Durante la sua presidenza dell’INPS ha guidato l’ente attraverso una delle fasi più delicate della storia recente, quella dell’emergenza Covid-19, coordinando misure straordinarie di sostegno al reddito per milioni di cittadini.
Lo ringrazio sinceramente per la disponibilità e il tempo che ha dedicato a questa conversazione, nonostante i suoi numerosi impegni istituzionali, accademici e politici.
Ho posto al professore alcune domande che toccano temi profondi e attuali: le sue origini, il valore dello Stato sociale, le sfide affrontate alla guida dell’INPS, e il ruolo dell’intelligenza artificiale nei settori culturali ed editoriali.
Vi invito alla lettura dell’intervista, che offre uno sguardo umano e professionale su questioni che riguardano tutti noi.
Professore, quanto hanno influito le sue origini calabresi nella costruzione della sua visione del lavoro e della società?
Direi che è stato fondamentale. Non solo ho vissuto in Calabria fino alla maggiore età, poi sono andato all’università, ma ho continuato a frequentare la Calabria, le persone grandi, gli adulti della Calabria. Avendo vissuto in Calabria ne conosco, della mia regione, pregi e difetti.
La Calabria mi ha temprato: temprato nelle difficoltà, negli affetti, nel calore. Mi ha temprato nella modestia nella quale la mia famiglia è vissuta: una famiglia di sette figli, con mio padre che aveva una disabilità fisica, era sordomuto; mia madre analfabeta, casalinga. In un contesto in cui si viveva di poco, ma si viveva veramente con dignità e tanto affetto. E questo mi ha segnato nel rapporto con le persone, ha sviluppato la mia empatia verso il dolore degli altri.
E poi perché, attraverso l’emancipazione sociale che è stata possibile con lo studio, con l’università e l’impegno, ma soprattutto con lo Stato sociale… io sono figlio dello Stato sociale. E questo ha voluto dire accedere alle opportunità grazie ai diritti conquistati da chi, prima di noi, si è impegnato ed ha costruito questo Stato sociale. Per questo mi batterò sempre affinché tutti possano avere le stesse possibilità, anche se sei figlio di un sordomuto, di un contadino, di un guardiano di mucche, come era mio papà.
C’è un episodio della sua infanzia o giovinezza che considera decisivo per il suo percorso umano e professionale?
Nella mia vita ci sono tanti esempi che mi hanno portato a comprendere tutto questo. Quando ci siamo trasferiti a Torino, tutta la famiglia, io facevo le scuole elementari. Gli anni Ottanta non erano belli: essere considerati “terroni”, e tante brutte esperienze che ti fanno capire che devi lottare per i diritti, l’uguaglianza e le opportunità per tutti.
La mia famiglia è riuscita in questo grazie, appunto, allo Stato sociale, perché lo Stato metteva tutti, in qualche modo, nelle stesse condizioni. Non tutti partiamo dalla stessa situazione sociale, e quando siamo andati a Torino io e la mia famiglia eravamo fortemente segnati. Infatti io e mia madre, dopo pochi anni, siamo ritornati in Calabria. E questo mi ha segnato, sì, ma mi ha anche insegnato il valore dell’uguaglianza, della pari dignità.
Durante la sua presidenza dell’INPS, qual è stata la sfida più complessa che ha affrontato?
La mia esperienza nell’INPS… diciamo che il momento più forte, totalizzante, è stata la fase della cessazione del Covid. Il Covid, per l’INPS, è stato un momento delicato e complesso, come del resto per tutti gli italiani.
L’INPS gestisce 400 miliardi di euro all’anno di prestazioni; in quell’anno oltre 550 miliardi, per non lasciare indietro nessuno, per ridare forza al popolo attraverso il reddito di emergenza, il reddito di speranza, i bonus stagionali, il bonus baby-sitter, il reddito di cittadinanza, il bonus partite IVA, la cassa integrazione straordinaria, il bonus per i lavoratori dello spettacolo… tutti creati in brevissimo tempo.
Quello è stato un grande momento di crescita, ma anche di unità e di forza.
Qual è l’insegnamento umano o professionale più prezioso che porta con sé da quell’esperienza?
Io sono molto legato all’INPS, perché per me lavorare nell’ente che gestisce il welfare è stato un onore e una grande esperienza, oltre che una possibilità di crescita lavorativa ma anche umana.
La scena di gente che aggrediva negozi per avere cibo… vedere in TV quelle immagini è stato per me terrificante, doloroso. E con l’allora Presidente G. Conti abbiamo immediatamente adottato una strategia di sostegni a tutti i cittadini, in modo immediato. Ed è stato grazie a quell’impegno, quell’aiuto quel lavoro che ci siamo risollevati, altrimenti non ci saremmo ripresi tanto velocemente.
In diversi settori, inclusa l’editoria, l’AI sta iniziando a collaborare alla produzione di contenuti. Quali implicazioni economiche e sociali vede in questo fenomeno?
L’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e in qualsiasi settore, non solo nell’editoria, è enorme.
Tutte le innovazioni capitalistiche hanno visto le innovazioni tecnologiche come una innovazione importante, ma qui siamo davanti a una tecnologia che genera essa stessa intelligenza. Noi eravamo abituati a una tecnologia che faceva ciò che l’intelligenza umana diceva; qui siamo invece davanti a una tecnologia che non fa solo ciò che l’intelligenza umana dice.
Dobbiamo essere consapevoli di ciò e di quanti lavoratori possano essere sostituiti, quindi andare verso confini che l’umano non ha vissuto fino ad adesso. Confini che possono essere importanti e produttivi da un punto di vista economico, ma possono anche essere trasformativi dell’umano stesso. Dobbiamo essere consapevoli per capire se è quello che vogliamo o se questo modifica il genere umano in ciò che vogliamo.
Crede che l’AI possa avere un ruolo positivo nei settori culturali ed editoriali?
Io sui suoi limiti starei attento, non sul mercato del lavoro, perché è giusto che ci sia una crescita tecnologica, penso che bisogna essere comunque prudenti, perché la nuova tecnologia non alteri la genetica umana. Essere cauti perché ancora non ne sappiamo tanto sull’AI.
Detto questo, io sono d’accordissimo che l’AI è utile e importante. Contribuisce alla ricerca nel campo medico e in tanti altri campi, accompagnando l’uomo nel suo lavoro e offrendo nuove possibilità. L’AI può essere un supporto prezioso, se usata bene e con consapevolezza.
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