Saturno Magazine, Articolo: REEMA HAMZA

REEMA HAMZA

REEMA HAMZA - SIRIA

 
E SE IL SOLE GETTASSE IL SUO TURBANTE 
 
 
Fuori da ogni testo,
una parte di me raccoglie l’altra.
La mia città…
una rosa sopravvissuta
all’assassinio di domande vergini,
nuda nei suoi lamenti,
nei dialetti del silenzio.
Da qui passarono i demoni del fuoco,
i loro cavalli abbandonarono l’alba,
lasciando soltanto la polvere di Karbala.
Il loro massacro:
zeri sul petto dell’amore.
Questi sacrifici hanno trascinato il mio cuore
Verso la diaspora.
O forse c’è un’altra definizione?
Per i Tartari il sangue bramato nei calici della tragedia,
per le smanie della morte ebbra
oltre ogni fine.
La loro ombra cancellò la luce,
condusse i poeti a confutare le mie rime,
ferita dopo ferita.
Così la rosa è solo sangue
che stilla dal fianco della montagna,
e il bianco non è che la kefiyyeh
di un anziano che sventola
nel vento della paura.
Sudari di giovani
a cui l’angelo del sogno non concesse tempo,
bianco di nozze
che riempì la terra di trecce. 
La profezia dice:
«La vostra farina verrà a mancare,
o fratelli di Giuseppe,
e il Potente vi riconoscerà.»
Si strinsero, si strinsero
le giacche dell’intimità,
e la notte ora soffre atrocemente
per dare alla luce una stella.
Raccogliete le vostre ceneri
secondo il rito buddista,
non scavate ancora nel punto di domanda,
poiché quando decisero di pentirsi
rubarono un Corano
per iniziare da un testo puro.
 
 
 
(Traduzione: Shirin Elnawasany)

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