IL PERSONAGGIO
Margaret Atwood. Quando la letteratura diventa coscienza collettiva
Perché Margaret Atwood
Scegliere Margaret Atwood significa scegliere una scrittrice che ha saputo attraversare il tempo senza mai appartenergli del tutto. In un’epoca in cui la letteratura rischia spesso di essere inglobata dall’intrattenimento o dall’urgenza dell’attualità, Atwood rappresenta un raro punto di equilibrio: una voce capace di parlare al presente senza rinunciare alla complessità, alla stratificazione simbolica, alla responsabilità della parola scritta.
La sua opera non si limita a raccontare storie, ma interroga strutture di potere, linguaggi, ruoli sociali, soprattutto quelli legati al corpo e all’identità femminile. La scelta di dedicarle questo spazio nasce dalla consapevolezza che Il racconto dell’ancella non è soltanto un romanzo diventato serie televisiva di culto, ma un esempio emblematico di come la letteratura possa trasformarsi in immaginario collettivo, strumento critico e specchio inquietante della società contemporanea.
Margaret Eleanor Atwood nasce a Ottawa nel 1939 e cresce in un contesto tutt’altro che urbano: lunghi periodi trascorsi nelle foreste canadesi, a contatto con una natura aspra e silenziosa, contribuiscono a formare il suo sguardo sul mondo. Questo rapporto con l’isolamento, con l’osservazione e con i margini tornerà spesso nella sua scrittura.
Studia letteratura inglese, prima in Canada e poi negli Stati Uniti, e fin dagli esordi si impone come una delle voci più originali del panorama nordamericano. Poetessa, saggista, romanziera, Atwood ha sempre rifiutato le etichette rigide: la sua narrativa attraversa il realismo, la distopia, la speculazione sociale, mantenendo una costante attenzione al linguaggio e alle dinamiche di potere.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto i più importanti riconoscimenti letterari internazionali, diventando non solo un’autrice letta, ma una figura di riferimento culturale e intellettuale.
Sebbene Il racconto dell’ancella (1985) sia l’opera più celebre, la produzione di Atwood è vasta e articolata. Romanzi come L’altra Grace, Il canto di Penelope, Alias Grace e la trilogia di MaddAddam dimostrano una scrittura capace di reinventarsi, mantenendo sempre al centro il rapporto tra individuo e sistema.
Atwood ha più volte chiarito che le sue non sono “fantascienze”, ma speculative fiction: mondi che non inventano nulla che l’umanità non abbia già sperimentato o concepito. Questa scelta è fondamentale per comprendere la potenza della sua opera: non immagina futuri impossibili, ma estremizza dinamiche già esistenti.
Il romanzo è ambientato nella Repubblica di Gilead, una teocrazia totalitaria in cui le donne sono private di ogni diritto e ridotte a funzioni. Le Ancelle, fertili ma senza identità, diventano strumenti biologici al servizio del potere.
La forza del libro non risiede nella spettacolarizzazione della violenza, ma nella sua normalizzazione. Il racconto in prima persona di Offred è intimo, frammentario, spesso dimesso. Ed è proprio questa apparente semplicità a rendere il testo disturbante: la perdita della libertà non avviene in un’esplosione improvvisa, ma per sottrazioni successive, accettate, giustificate, interiorizzate.
Atwood lavora sul linguaggio come strumento di controllo: i nomi, i saluti rituali, le formule religiose diventano gabbie semantiche. In questo senso, Il racconto dell’ancella è un romanzo profondamente letterario, che riflette sul potere delle parole prima ancora che sulle strutture politiche.
L’adattamento televisivo, prodotto da Hulu a partire dal 2017, ha avuto il merito e il rischio di tradurre un romanzo intimista in una narrazione visiva di forte impatto. La serie amplifica l’aspetto emotivo e simbolico: l’uso del colore, delle inquadrature claustrofobiche, dei silenzi, costruisce un’estetica riconoscibile e perturbante.
Se il romanzo lavora per sottrazione, la serie spesso lavora per accumulo. Alcuni passaggi risultano più espliciti, più drammatici, talvolta più indulgenti verso lo shock visivo. Tuttavia, la forza dell’adattamento sta nell’aver reso visibile un immaginario che il libro suggeriva, trasformando le Ancelle in un simbolo globale di protesta e resistenza.
Margaret Atwood, coinvolta come consulente, ha saputo mantenere una distanza critica, consapevole che la serie non sostituisce il romanzo, ma lo accompagna, lo tradisce e lo rinnova.
Margaret Atwood non è soltanto una scrittrice di successo, ma una figura che incarna il ruolo dell’intellettuale contemporanea: osservatrice, critica, mai rassicurante. Il suo lavoro dimostra che la letteratura può ancora incidere sul dibattito pubblico, senza perdere profondità né autonomia.
In un mondo che corre veloce, Atwood ci costringe a fermarci e a guardare ciò che preferiremmo ignorare. Ed è forse per questo che oggi, più che mai, il suo personaggio appare non solo rilevante, ma necessario.
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