Todorov e la teoria della poetica e della letteratura
Di Souad Khalil
La poetica, un termine antico e allo stesso tempo moderno, ha le sue radici in Aristotele. Sebbene il concetto si sia evoluto, esso si fonda sull’idea generale del discorso letterario, dove la parola acquisisce significato e valore. L’essere umano esprime la propria umanità attraverso molteplici discorsi, rivelando ancora una volta la realtà nella ricerca della verità. La sfida è scoprire l’essenza stessa dell’uomo, questo piccolo mondo che creiamo ma di cui ignoriamo il segreto più profondo.
In questo lavoro ci proponiamo di esplorare simboli, segni e la semiotica del significato nella letteratura e nella poesia, basandoci sulle teorie della linguistica, del formalismo e della strutturalismo, come esaminato da studiosi di questi campi. Lo studio si ispira a un riassunto scritto dal collega algerino Mounsif Bouzefour, che illustra l’approccio degli intellettuali occidentali al discorso, spesso trascurato da noi. Scoprendo alcuni aspetti di questi interessi, il valore di tale discorso diminuisce, ma è comunque importante evidenziare punti chiave, in particolare la poetica secondo la prospettiva di Tzvetan Todorov.
Testo principale:
Il testo letterario era considerato estraneo alle scienze sociali e umane, rappresentando un mondo a sé. Nonostante le sue antiche origini — dall’Epopea di Gilgamesh e oltre — la natura della letteratura è rimasta sfuggente. Tra coloro che si interessarono alla sua essenza vi fu Jean-Paul Sartre, che nel 1949 pubblicò Che cos’è la letteratura?, discutendo il rapporto tra testo e pubblico.
Maurice Blanchot contribuì con Lo spazio della letteratura (1955) e Il libro a venire (1959), cercando di afferrare lo spazio sfuggente in cui si radica la letteratura. La sua ricerca è un’indagine sulla scelta metafisica che conduce lo scrittore alla prima riga del testo.
Solo negli anni Sessanta la teoria letteraria subì una profonda trasformazione, principalmente per l’influenza del metodo strutturalista nelle scienze umane. Sotto l’influsso di Claude Lévi-Strauss, lo strutturalismo assunse nuove direzioni, sviluppandosi nella linguistica e poi nell’etnologia e nell’antropologia, guadagnando prestigio.
Tuttavia, lo strutturalismo nella teoria letteraria favorisce la teoria rispetto all’interpretazione. Todorov, figura chiave nella poetica e nella teoria letteraria, osservò che gli studi letterari della sua generazione tendevano a integrare il discorso letterario in una teoria generale dei discorsi, basata sull’idea che la specificità letteraria non è di natura linguistica o universale, ma storica e culturale.
L’interpretazione letterale o fisiologica è stata un’altra grande tendenza dagli studi di Spinoza e Origene. Questa interpretazione si divide in due rami: linguistico e storico. Il significato di un discorso nasce solo in un contesto specifico, e la conoscenza approfondita di questo contesto è essenziale per la comprensione.
Ogni lettura impone una prospettiva interpretativa sul testo, modellata dalla cultura e dall’epoca del lettore. La comprensione è dunque un dialogo tra due discorsi. L’identificazione totale con il discorso dell’altro è impossibile e, anche se raggiunta, inutile. L’etnologia mostra che essere diversi da chi vogliamo comprendere è vantaggioso. L’interpretazione — come traduzione e comprensione — è essenziale per la sopravvivenza del testo antico e del discorso. L’interpretazione non è giusta o sbagliata, ma può essere ricca o povera, fertile o sterile.
Lo studio scientifico della teoria letteraria divenne dominio di strutturalisti e linguisti contemporanei, riducendo il testo letterario a un veicolo delle loro teorie. Questa formalizzazione ha creato una rottura tra storia della teoria letteraria e teoria della letteratura.
La Poetica di Aristotele fu il primo libro interamente dedicato alla teoria letteraria, anche se principalmente trattava la mimesi (imitazione) attraverso il discorso, focalizzandosi su epica e dramma, considerandoli sia a livello sequenziale sia segmentale.
Secondo Todorov, nel ventesimo secolo la letteratura rimase parte di un ampio ventaglio di discorsi teorici, molti non strettamente letterari. Tra questi vi era la retorica, che in qualche modo includeva aspetti letterari.
Le riflessioni sui generi letterari sono antiche quasi quanto la teoria letteraria stessa. La Poetica di Aristotele descrisse le caratteristiche dell’epica e della tragedia, ispirando molte opere successive. Il Rinascimento vide un fiorire di studi sulle regole della tragedia, commedia, epica e romanzo, legati a ideologie dominanti.
L’idea di unità delle arti si impose gradualmente, portando a teorie che cercavano di inquadrare le pratiche artistiche più elevate, poesia e pittura. Questa teoria evolse nel XVIII secolo in un ramo speciale dell’estetica, promosso da Kant e Schiller.
Il concetto di letteratura acquisì autonomia durante il Romanticismo tedesco, con importanti sviluppi in Russia all’inizio del XX secolo con il formalismo. Il centro gravitazionale si spostò poi in Germania tra le due guerre. La teoria letteraria si divise in molteplici tendenze, alcune legate allo stilismo, altre a un approccio morfologico.
In Inghilterra e America, questo movimento divenne noto come New Criticism, basato sull’estetica romantica e sull’affermazione dell’indipendenza della letteratura e della teoria letteraria. La poetica emerse come approccio specifico al testo letterario.
La poetica secondo Tzvetan Todorov:
L’approccio di Todorov è la poetica storica, in cui la storia non riguarda opere letterarie specifiche, ma il discorso letterario consolidato, spesso definito “cronaca letteraria”. Si pone a metà strada tra l’universalità della teoria del discorso e la specificità dell’interpretazione.
L’analisi formale e ideologica sono entrambe importanti perché il genere letterario è legato sia alle forme linguistiche sia alla storia delle idee. Gli studi letterari si concentrano sul testo come corpo di lavoro, non sulla capacità retorica, considerando il contesto storico — ad esempio, la forma del romanzo durante l’ascesa del capitalismo o le concezioni del tempo e dello spazio nella prosa dall’antichità al Rinascimento.
Per comprendere la poetica occorre distinguere due prospettive complementari: il testo letterario come oggetto sufficiente di conoscenza e ogni testo come manifestazione di una struttura astratta.
Interpretare un’opera come un tutto autonomo senza abbandonarne l’identità o distaccarla da sé è quasi impossibile. Tale interpretazione sarebbe una semplice ripetizione letterale dell’opera. La lettura è un viaggio nello spazio testuale, non solo unire lettere da destra a sinistra o dall’alto in basso. Essa separa elementi connessi e unisce quelli distanti, dando forma al testo nella sua spazialità, non solo nella linearità.
Il famoso circolo ermeneutico richiede la presenza di tutto e parti, escludendo un inizio assoluto e richiedendo molteplici interpretazioni. Questi circoli variano per ampiezza, permettendo di enfatizzare o tralasciare elementi.
La poetica limita il parallelismo tra interpretazione e scienza negli studi letterari. A differenza
dell’analisi interpretativa di opere specifiche, la poetica mira a scoprire leggi generali che governano la nascita di ogni opera letteraria. A differenza di psicologia o sociologia, cerca queste leggi all’interno della letteratura stessa.
La poetica è dunque un approccio astratto e intrinseco alla letteratura.
Valéry osservava che la poetica si applica ampiamente a tutto ciò che riguarda la creazione letteraria, dove il linguaggio è essenza e mezzo, non limitata a regole rigide o principi estetici della poesia. La poetica è un approccio teorico generale al testo per interpretarlo e chiarirne i principi fondamentali.
La relazione tra poetica e interpretazione è complementare. La riflessione teorica sulla poetica senza riferimento alle opere concrete è sterile. L’interpretazione precede e segue la poetica, con concetti poetici modellati dall’analisi concreta. L’analisi non può avanzare senza strumenti teorici.
Secondo Todorov, ogni poetica è poetica strutturale, perché il soggetto della poetica non è la somma di fatti empirici (opere letterarie), ma una struttura astratta: la letteratura stessa, prodotto linguistico. Mallarmé diceva: “Il libro è un’estensione della lettera.”
Perciò, la conoscenza della lingua è fondamentale per la poetica. Tuttavia, il rapporto non è solo tra poetica e linguistica, ma tra letteratura e linguaggio, quindi tra poetica e tutte le scienze del linguaggio.
La poetica non è l’unica a studiare la letteratura, così come la linguistica non è l’unica scienza del linguaggio. La linguistica si concentra su strutture specifiche (fonetiche, semantiche, grammaticali), mentre altre forme di analisi del discorso si trovano in antropologia, psicoanalisi o filosofia del linguaggio.
La poetica può beneficiare di queste scienze finché il linguaggio resta il loro oggetto. Altre scienze del discorso sono alleate strette, specialmente la retorica come scienza generale del discorso.
La teoria della letteratura, linguistica, semiotica, poetica, strutturalismo e new criticism sono i principali studi occidentali nel campo, da cui gli studi arabi possono trarre grande beneficio.
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