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Saturno Magazine, Articolo: LA COMMMEDIA SIGNIFICA RIDERE?

LA COMMMEDIA SIGNIFICA RIDERE?

LA COMMEDIA SIGNIFICA  RIDERE?

 

 

La commedia, spesso ridotta al semplice atto di far ridere, rappresenta in realtà un fenomeno culturale e teatrale complesso, radicato nella storia e nell’evoluzione della drammaturgia occidentale e araba. Questo articolo, basato sugli studi di Souad Khalil, esplora il concetto di commedia non solo come fonte di divertimento, ma anche come forma di espressione artistica che riflette dinamiche sociali, psicologiche e culturali profonde.

Attraverso l’analisi delle origini storiche della commedia, dai cori dithyrambici della Grecia antica fino alla *commedia dell’arte* italiana e alla commedia moderna basata su testi scritti, il testo mette in evidenza la duplice natura della commedia: da un lato, il riso, spesso ironico o satirico, e dall’altro, la ricerca di armonia e riconciliazione nella narrazione.

Questa prospettiva invita il lettore a considerare la commedia non semplicemente come mezzo per provocare il riso, ma come strumento culturale e artistico capace di educare, criticare e favorire la riflessione attraverso l’intrattenimento. L’analisi qui presentata si fonda su teorie teatrali classiche e moderne, esempi storici e comparazioni tra differenti forme comiche, offrendo una visione completa del ruolo della commedia nella letteratura e nel teatro.

La commedia – o “divertimento”, come è conosciuto dal termine tecnico Komedia, deriva dalla parola greca *komos*, che significa “allegria rumorosa”, nei cortei festivi dedicati al dio Dioniso. Il divertimento rappresenta uno dei due generi principali nel dramma, includendo vari tipi di umorismo a seconda dell’età, dello spirito e delle caratteristiche personali, come il comico, l’intrattenimento, il giullare, il farsesco, ecc.

Tuttavia, il confine distintivo tra la commedia e gli altri generi drammatici non può essere definito in modo assoluto, poiché esistono elementi tecnici condivisi tra i diversi tipi. La commedia pura, cioè quella non mescolata con musica o canzoni, è costituita da materiale verbale e azionale costruito con una specifica struttura teatrale, finalizzata, durante la rappresentazione, a generare un’atmosfera di gioia che susciti la soddisfazione, il sorriso o la risata dello spettatore.

Attraverso questo processo avviene una purificazione dell’anima dai sentimenti di tristezza, ansia, disperazione o frustrazione. Pertanto, nello sviluppo della trama comica non si incontrano scene catastrofiche o tragiche che affliggano lo spettatore. I personaggi, con le loro frustrazioni e contraddizioni nei comportamenti, parole e azioni, parlano più all’aspetto giocoso dello spettatore che a quello serio e profondo. Alla fine, tutti gli eventi si concludono felicemente, motivo per cui il dottor Johnson definì la commedia come “uno spettacolo teatrale della vita umana finalizzato a suscitare gioia nello spettatore”.

Aristotele, invece, riservò alla commedia un trattato che purtroppo non è pervenuto, citandola solo marginalmente nei capitoli quattro e cinque della sua *Poetica*. Secondo lui, così come la tragedia nacque spontaneamente dalle corali dithirambiche, anche la commedia nacque dalle corali menipee. Questo è spiegato dal dottor Ibrahim Hamadeh nel suo *Dizionario dei termini drammatici*.

Nel libro *Teoria della commedia* di T.H. Nelson, tradotto da Mary Edward Nasif, vengono analizzati e valutati numerosi esempi legati alla commedia e al riso, sia a favore sia in contrasto con essi.

Che cosa intendiamo per commedia? Spesso la associamo al ridere, ma ciò non è corretto. Nel Medioevo, come osserva Neville Coghill, il termine “commedia” indicava armonia e riconciliazione, non spirito arguto o allegria fragorosa. La maggior parte delle commedie di quel periodo iniziava con un problema che ostacolava la felicità, ma si concludeva con la rimozione di tutte le difficoltà. Questo concetto perdurò anche nel Rinascimento, come osserva John Harington, contemporaneo di Shakespeare, descrivendo una giovane donna innocente che sfugge al rogo per adulterio come una situazione “divertente”. L’elemento importante era evitare la catastrofe, non suscitare risate.

 

Filip Sidney e Ben Jonson misero in guardia contro la riduzione della commedia al solo riso, pur essendo entrambi interessati e appassionati al divertimento del pubblico. L’autore distingue due accezioni del termine commedia: la prima è il riso, più diffusa attraverso i secoli; la seconda, tipica del Medioevo, implica un movimento verso armonia, riconciliazione e felicità.

Questa tensione tra le due accezioni della commedia genera un conflitto: il riso è spesso associato a conflitto, odio o desiderio di vendetta, mentre la trama comica tende a muoversi verso armonia e riconciliazione. Lo psicoanalista Charles Moran osserva concetti contrastanti nella commedia: il movimento verso la riconciliazione risponde al desiderio umano di recuperare ciò che è perduto, ad esempio una madre scomparsa, mentre il riso derivante dalla satira esprime il desiderio di trionfare su figure autoritarie.

Il libro contiene 269 pagine di studi, testimonianze, confronti ed esempi scientificamente analizzati. Qui si riassumono alcune pagine dedicate al concetto antico e moderno di commedia.

Il primo elemento che si nota sul riso è la sua natura problematica. Freud, che considerava il riso fondamentale per l’uomo, osservava la diffusione e la predominanza dell’umorismo satirico e aggressivo rispetto a quello privo di sarcasmo. Quando ridiamo, spesso ridiamo di qualcuno o di qualcosa. Secondo Neil, nel dramma *Endgame* di Beckett, il riso nasce da paura e infelicità. Gli uomini trovano piacere nel ridere delle sventure altrui, delle deformità o delle disabilità.

Il filosofo inglese Bernard Mandeville, nel XVIII secolo, descrive come di fronte a una disgrazia reagiamo ridendo o compatendo, a seconda del sentimento che proviamo: se un uomo cade e si ferisce leggermente senza gravi conseguenze, generalmente ridiamo. Si alternano così sentimenti di compassione e derisione nello stesso momento. Questo fenomeno si osserva spesso nel teatro e nel cinema, dove ironia e empatia coesistono.

Dopo aver discusso varie teorie sul riso e sulla commedia, sorgono due domande fondamentali: perché abbiamo bisogno di teorie sul riso e sulla commedia? E il riso e la commedia seguono davvero delle teorie, o sono multiformi e resistenti alla classificazione teorica?

Il critico shakespeariano L.C. Knights osserva che la solidità e la completezza della produzione letteraria determinano il valore e la qualità della commedia. Le teorie sul divertimento e sul teatro servono principalmente a intrattenere. Redfern afferma che l’unico generale convincente sulla commedia è che il riso è un fenomeno tra tre principali: starnuti, eccitazione sessuale e riso.

Non esiste una teoria unica che spieghi tutte le situazioni comiche. Spesso si ripetono forme simili sia nel teatro commerciale sia nella cosiddetta “buona commedia”, secondo Knights. L’autore analizza l’interazione tra la commedia improvvisata (*commedia dell’arte*) e la commedia letteraria (*commedia erudita*) in Italia nel Rinascimento, aggiungendo l’influenza della musica e del cinema muto sugli autori Beckett e Queno.

Secondo M.H. Abrams, il termine commedia si applica principalmente al teatro, nonostante esistano forme comiche nella poesia e nella prosa. La drammaturgia è quindi il campo principale della commedia fin dal V secolo a.C., quando ad Atene si sviluppò la commedia antica con Aristofane, caratterizzata da concorrenza tra autori, conflitti politici e trame strutturate, con un linguaggio vibrante e situazioni comiche, licenziose e satiriche.

La commedia moderna si basa principalmente sul testo scritto, a differenza della commedia improvvisata, come la *commedia dell’arte*, fiorita in Italia nel XVI e XVII secolo, che deriva spesso da trame della commedia letteraria di Plauto e Terenzio.

Infine, la commedia include due elementi contrastanti: il riso (spesso sarcastico) e il movimento della trama verso una conclusione felice e armoniosa. Umberto Eco sottolinea che il termine “commedia” è ampio e comprende fenomeni eterogenei come umorismo, grottesco, satira e parodia.

Il riso e il movimento verso armonia e coerenza costituiscono gli elementi fondamentali della commedia, anche se talvolta uno prevale sull’altro. Alcune forme, come la pantomima comportamentale o la satira, rientrano nella commedia perché mirano a far ridere, criticando comportamenti e valori sociali.

Come conclude Bergson, il riso derivante dalla derisione contribuisce alla convivenza e all’adattamento sociale, pur contenendo una componente di durezza.

La commedia, quindi, pur provocando risate e sarcasmo, può anche suscitare compassione e riflessione.

In conclusione, la commedia si rivela una forma artistica complessa che va oltre il semplice scopo di suscitare il riso. Essa integra elementi di ironia, satira e divergenza con una narrazione finalizzata all’armonia, alla riconciliazione e alla riflessione sul comportamento umano e sociale.

 

Come dimostrano gli studi presentati, dalla Grecia antica fino alla commedia moderna, il riso, pur essendo un elemento centrale, non è mai fine a sé stesso: serve a stimolare la consapevolezza, a evidenziare contraddizioni, a criticare e al contempo a educare, intrattenendo il pubblico.

La commedia, dunque, si conferma come uno strumento culturale dinamico, capace di intrecciare leggerezza e profondità, ironia e saggezza, risultando un fenomeno teatrale e letterario di straordinaria rilevanza attraverso i secoli.

 

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*Fonti:*

 

* T.H. Nelson, *Teoria della commedia nel teatro e nella letteratura*

* Dr. Ibrahim Hamadeh, *Dizionario dei termini drammatici*

 

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