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Saturno Magazine, Articolo: LA POESIA TRA MITTENTE E RICEVENTE

LA POESIA TRA MITTENTE E RICEVENTE

La poesia tra mittente e ricevente

 Souad Khalil

La relazione tra un testo e il suo ricevente — sia esso un individuo o un pubblico — è intricata e complessa. Allo stesso tempo, è multifaccettata e può essere studiata da diverse prospettive. Oggi, la teoria della ricezione è uno dei pilastri principali della critica letteraria moderna.

Gli approcci critici moderni — come la decostruzione — conferiscono al lettore un’autorità straordinaria nel processo di comunicazione letteraria. Il lettore diventa l’unico padrone della situazione, incaricato di comprendere il testo e di guidarlo nella direzione che desidera, proiettandovi i propri pensieri e sentimenti, staccandolo dall’autore, dalle circostanze della sua scrittura e dai contesti sociali, storici o psicologici che lo circondano. Il testo aperto, in questa innovazione occidentale, si presta a interpretazioni non definitive e a significati incerti che sfuggono a qualsiasi controllo.

Come osserva il dott. Walid Ibrahim Qassab in uno studio pubblicato, la decostruzione attribuisce l’autorità esclusiva al lettore, al posto dell’autore o del testo stesso, come invece sostengono altri approcci. Non c’è dubbio che ciò esageri il ruolo del ricevente. In realtà, il processo letterario si basa su tre elementi: il mittente (il poeta), il ricevente (lettore o pubblico) e il messaggio (la poesia). Ognuno di essi ha un ruolo importante; nessuno può essere trascurato a favore degli altri.

Il poeta aspira a essere distintivo, innovativo e brillante — e sincero. Tuttavia, non può dimenticare di rivolgersi a un ricevente specifico. Egli cerca di costruire una relazione con il lettore, di emozionarlo e di conquistare la sua approvazione, senza sminuire se stesso o compromettere i valori intellettuali e poetici in cui crede. In breve, il poeta desidera entrare nel mondo del ricevente attraverso il proprio sé autentico: avvicinarsi, dialogare, conquistare il suo gradimento senza adulazione, mantenendo un livello di eccellenza.

Il ricevente, da parte sua, desidera che la poesia esprima i suoi desideri e le sue speranze, che vi trovi se stesso e le proprie preoccupazioni; che gli offra piacere e beneficio; che lo stimoli e lo coinvolga; che gli fornisca nutrimento spirituale e intellettuale. Tuttavia, il ricevente non è esonerato dalla responsabilità: deve essere all’altezza del testo, armarsi degli strumenti di comprensione e di gusto, e possedere capacità di discernimento e percezione. Altrimenti, rischia di essere come chi, come dice Al-Mutanabbi:

Chi ha una bocca amara, troverà acqua dolce amara

La poesia è il ponte scritto che collega mittente e ricevente. Deve possedere luce, splendore e la capacità di raggiungere e influenzare l’altro; altrimenti diventa un mondo chiuso o un talismano oscuro.

Questi sono i tre elementi fondamentali nel processo creativo letterario. Se il ricevente è un pilastro solido, come abbiamo visto, non è “tutto”, come sostiene la decostruzione. La storia della letteratura ci mostra poeti acclamati dalle masse, ma le loro poesie erano come bolle di sapone: lette una volta, poi svanivano. Ci sono stati poeti di grande talento che hanno disprezzato il ricevente o non ne hanno rispettato i diritti; non sono riusciti a raggiungere il pubblico, e le loro poesie non hanno avuto diffusione né continuità. Al contrario, ci sono poeti che hanno saputo padroneggiare tutti e tre gli elementi, creando poesie brillanti e coinvolgenti, che riflettevano la loro personalità e trovavano eco nei lettori.

Il poeta e il ricevente hanno bisogno l’uno dell’altro. Lo scrittore russo Tolstoj affermava che l’arte è un processo umano, la cui essenza consiste nel trasmettere agli altri, in modo consapevole e utilizzando segni esterni, le emozioni vissute, affinché chi riceve le percepisca e le sperimenti a sua volta.

L’arte è una forma di confessione, e l’artista trova sollievo in questa condivisione. Il poeta ha bisogno di qualcuno con cui condividere l’esperienza emotiva, qualcuno verso cui possa trasmettere ciò che ha provato. Qualunque sia la complessità del processo creativo, l’arte in tutte le sue forme ha una missione chiara: comunicare e trasmettere. Il ricevente è quindi presente, inevitabilmente, in ogni opera creativa prodotta dall’autore. È inconcepibile che un’opera letteraria nasca senza i tre elementi fondamentali: mittente, messaggio e ricevente, cioè autore, testo e pubblico.

Il dott. Omar Faroukh osserva che un poeta deve guardare alle persone, oppure escluderle dal suo calcolo. Se un poeta esclude i lettori mentre compone, perché pubblicare le poesie in una raccolta? Perché recitarle al pubblico? Gli assertori dell’arte per l’arte, separata da qualsiasi dimensione sociale, morale, religiosa o scientifica, scrivono solo per se stessi e per pochi pari. A che serve, dunque, il pubblico per tali poesie?

Il pubblico, cioè il ricevente, è un pilastro fondamentale del processo creativo. La nostra tradizione critica ha insegnato che il poeta deve considerare il ricevente, adattando il discorso al livello e alla situazione dell’ascoltatore. La retorica è stata definita come l’adeguamento del discorso alle esigenze della situazione, dove “situazione” significa destinatario e contesto. Molti significati poetici sono stati persi perché i poeti non hanno considerato il grado e le differenze dei destinatari.

La poesia, quindi, non è un discorso rivolto al sé, ma agli altri; è comunicazione con il pubblico. Il poeta è un essere umano che si rivolge ad altri esseri umani. Non esiste poeta che viva e scriva in isolamento: è una persona viva in un tempo, luogo e ambiente sociale specifici. È un individuo, ma anche membro della società, e la società influisce inevitabilmente sulla sua poesia. Il poeta può simpatizzare con l’ambiente sociale o opporsi ad esso, ma la sua influenza rimarrà impressa nella sua opera.

Ogni opera artistica ha due dimensioni: una sociale, derivante dalla realtà vissuta, e una individuale, nata dall’immaginazione dell’artista. Su questa base si assume l’esistenza di altri — lettori, spettatori o ascoltatori — che interagiscono con l’opera. Questi sono i riceventi, che cercano attraverso la relazione una visione, una prospettiva o una soluzione a un problema condiviso con l’autore. La relazione tra loro è organica e necessaria.

La domanda del poeta: “Per chi scrivo?  è prova di vitalità e fertilità, un segno di responsabilità e rispetto per l’arte. Insieme alle domande  Cosa scrivo? “Perché scrivo forma una triade rispettabile e autorevole. Il poeta ha il diritto di scrivere per chi desidera e di scegliere il pubblico a cui rivolgersi. Come osserva Elizabeth Drew, i poeti differiscono nel modo in cui si interessano al loro pubblico, e ciò varia da un’epoca all’altra. In generale, possiamo distinguere due tipi di poesia:  poesia privata e  poesia pubblica

Allo stesso modo, possiamo suddividere il pubblico della poesia in pubblico speciale e pubblico generale, cioè in un’élite e in una vasta platea. Alcuni poeti dichiarano orgogliosamente che la loro poesia è destinata a un’élite, altri si vantano della popolarità delle loro opere. Nizar Qabbani, ad esempio, invocava una poesia “come il pane che entra in ogni casa”. L’élitismo non implica necessariamente maggiore distinzione o arte superiore; il messaggio di ciascun tipo di poesia è diverso e si rivolge a gusti e capacità differenti dei lettori.

Alcuni critici hanno inoltre distinto altri tipi di riceventi, classificandoli secondo la loro natura formativa in tre categorie:

1   Pubblico immediato il pubblico che ogni scrittore immagina mentre compone, reale o immaginario, con cui instaura un dialogo deliberato mirato a suscitare emozioni, persuadere, consolare, giustificare o persino turbare.

2 .    Pubblico sociale (medio il contesto sociale a cui appartiene lo scrittore; esso impone determinate aspettative e vincoli.

3.  Pubblico vasto (universale trascende confini temporali, geografici e sociali; non può imporre alcuna limitazione allo scrittore.

Come abbiamo detto, lo scrittore scrive affinché le sue opere siano lette, affinché siano recepite da un certo tipo di lettore. Un libro esiste solo quando viene letto: quando il significante — il libro come insieme di segni linguistici — diventa significato, cioè contenuto intellettuale, attraverso la decodifica del pubblico.

In generale, qualsiasi sia il tipo di pubblico che riceve la poesia, esso resta una parte vitale del processo creativo, presente nella coscienza e nel sentimento del poeta, finché lo scopo rimane la comunicazione con gli altri e la confessione di un’esperienza emotiva specifica. La presenza del ricevente è assente solo quando il poeta scrive esclusivamente per sé stesso, ritirandosi dalla comunità per esprimere i propri sentimenti senza curarsi se qualcuno li comprenda o li riceva.

La presenza intensa del ricevente si manifesta quando il poeta crede in una delle seguenti affermazioni:

* L’umanità della poesia

* Il ruolo sociale della poesia

* La comunicazione con gli altri

Anche se i critici, ciascuno secondo il proprio metodo, hanno individuato nel corso della lunga storia della poesia caratteristiche, scopi e obiettivi, il  piacere e l’utilità** sono sempre stati due elementi imprescindibili. Affinché la poesia sia utile, deve essere anche piacevole. Il dott. Johnson ha espresso lo scopo umano della poesia affermando:

"Lo scopo principale della letteratura è far sì che il lettore goda della vita o sappia sopportarla meglio

Anche Keats ha sottolineato questo aspetto umano della poesia, affermando che la poesia deve catturare il lettore come se esprimesse ciò che egli stesso sente nei suoi pensieri più elevati, apparendo come un ricordo di qualcosa che ha conosciuto e dimenticato. Ezra Pound diceva:

 Nessuno può leggere le poesie di Hardy senza sentire che la propria vita e i momenti dimenticati della sua esistenza gli ritornano: un frammento di qui, un’ora di là

La poesia, quindi, ci dona la percezione della vita e può farci vivere un’altra vita, mettendoci in contatto con aspetti che prima ignoravamo. Matthew Arnold sosteneva che la grande forza della poesia risiede nella sua capacità di tradurre le esperienze: non nel rivelare i segreti dell’universo, ma nel trattare le cose in modo tale da risvegliare in noi una nuova sensibilità.

Il poeta si avvicina al pubblico offrendo esperienze umane che educano, stimolano e approfondiscono la conoscenza della vita, aprendo nuovi orizzonti. Ancora oggi, noi, pubblico arabo, ricordiamo la poesia di Al-Mutanabbi, Abu al-Alaa e altri, la riportiamo alla mente nelle occasioni importanti, per le grandi esperienze umane e la saggezza che essa trasmette.

La vita umana, in tutta la sua profondità, ricchezza e realtà, è la materia dell’arte. La letteratura è un registro vivo di ciò che le persone hanno visto, conosciuto, sperimentato e affrontato nella vita. Hudson affermava:

 La letteratura è un’espressione della vita e il suo mezzo è la lingua

Coleridge aggiungeva:

 La letteratura è una critica della vita

Quanto più il poeta è profondamente e intimamente legato alla vita, tanto maggiore sarà il suo impatto sul pubblico. La partecipazione attiva alle questioni del proprio tempo, la comprensione dei problemi e delle preoccupazioni della gente, il vivere nella coscienza della società — pulsando con il suo cuore e respirando la sua aria — avvicina il poeta al pubblico e viceversa. Il poeta non è veramente umano se non usa la sua poesia anche per criticare e opporsi; come diceva Louis MacNeice:

 Il poeta non è un megafono della società, ma piuttosto la sua voce calma e sommessa*

Anche se alcuni critici o appassionati di poesia sostengono che l’esperienza poetica abbia un valore indipendente dagli effetti utili che ne derivano — morali, filosofici o sociali — essa, nella sua essenza, è un’esperienza immaginativa o riflessiva, che nasce dalla disposizione del linguaggio in un ritmo particolare. Tuttavia, il legame della poesia con la vita, come abbiamo detto, rende difficile, anche al critico più obiettivo, giudicare un’esperienza poetica esclusivamente in termini artistici.

Matthew Arnold, ad esempio, insisteva affinché la conoscenza della poesia non fosse utilizzata per giudicarla in base alla sua utilità o finalità, sostenendo che i significati seri fossero il fondamento della poesia; per questo motivo, egli escludeva Chaucer tra i grandi nomi, perché la sua poesia non li conteneva.

Anche il critico più preparato, consapevole che la poesia è prima di tutto un’esperienza artistica ed estetica, non può limitarsi a un puro apprezzamento formale: deve cercare le esperienze umane e i significati seri. Possiamo allora aspettarci che il pubblico ami la poesia solo per l’abilità linguistica, senza che essa gli offra piacere, utilità o conoscenza della vita?

Bradley osservava che la poesia può avere valore anche come mezzo di cultura e religione: può insegnare qualcosa, suscitare emozioni o promuovere una causa giusta. Questo non diminuisce la poesia; anzi, la arricchisce.

Gli approcci puramente formali o estetici sostengono che la poesia debba concentrarsi sui valori sensoriali, separati dalla vita e dalla società. Eliot ha ripetutamente affermato che la grandezza della letteratura non può essere determinata solo da criteri letterari, pur ricordando che distinguere ciò che è letteratura da ciò che non lo è si basa principalmente su criteri letterari.

Se un poeta desidera avere un pubblico, deve offrirgli opere che siano piacevoli e utili; ciò avviene solo se la poesia combina valori artistici straordinari con valori intellettuali, umani e sociali elevati. L’efficacia della poesia si realizza attraverso la sinergia di tutti questi valori. La letteratura esprime l’io individuale e l’io collettivo in modo raffinato: è quindi un’espressione dell’animo umano. Perciò, è fondamentale interrogarsi sullo scopo, sulla funzione e sul legame della poesia con la società e il pubblico. La missione della poesia è rivelare il valore del mondo, quello dell’esperienza umana viva, pur essendo radicata nelle parole e nei modi espressivi in cui è stata scritta.

La poesia vive quindi attraverso il linguaggio stesso; non può essere separata dalle parole e dalle forme espressive con cui è stata composta. Esse portano con sé il ritmo, le immagini, le metafore e tutte le sfumature che rendono viva l’opera.

Il legame tra il poeta e il pubblico si manifesta in ogni aspetto dell’esperienza poetica: il poeta, pur essendo un individuo con una visione unica del mondo, deve prendere in considerazione la sensibilità e l’intelligenza del lettore. Questo equilibrio tra espressione personale e attenzione al ricevente rende la poesia un atto comunicativo autentico e profondo.

L’arte poetica, inoltre, non si limita a trasmettere emozioni; essa educa, forma e arricchisce la percezione del lettore. Il poeta, quando affronta temi universali o sociali, non solo esprime se stesso, ma fornisce strumenti di comprensione e introspezione al pubblico. La poesia diventa così un mezzo di dialogo tra l’individuo e la collettività, tra il singolo e l’esperienza condivisa dell’umanità.

La responsabilità del poeta è quindi duplice: verso se stesso, per mantenere integrità e autenticità, e verso il ricevente, per garantire che il messaggio trasmesso sia comprensibile, significativo e coinvolgente. Il poeta autentico sa che la comunicazione poetica è un ponte tra mondi interiori e realtà esterne, e il successo della sua opera dipende dalla capacità di costruire e mantenere questo ponte.

In conclusione, il rapporto tra poeta e lettore è essenziale e reciproco. Senza il lettore, il poema resta incompleto; senza il poeta, il lettore non riceve l’esperienza unica che solo la poesia può offrire. La poesia è quindi un atto di comunicazione, un dialogo profondo tra mente e cuore, tra autore e pubblico, tra vita vissuta e vita percepita.

Il ruolo del ricevente, quindi, non è secondario né opzionale: è parte integrante della creazione poetica. La presenza del lettore nella coscienza del poeta arricchisce l’opera, le dà senso e scopo. Senza un pubblico, la poesia rischierebbe di diventare un monologo isolato, privo di eco e risonanza.

La poesia, infine, unisce l’esperienza individuale e quella collettiva, il personale e il sociale, il sentimento e la riflessione. Attraverso essa, il poeta trasmette emozioni, conoscenze e visioni del mondo, mentre il lettore completa l’opera con la propria interpretazione, esperienza e sensibilità. Questa interazione crea un circolo vitale di comunicazione artistica, in cui il testo, l’autore e il pubblico si influenzano reciprocamente.

In sintesi, la poesia non è mai un atto solitario. È sempre un dialogo, una relazione tra il mittente e il ricevente, tra chi crea e chi percepisce. Il successo di un’opera poetica si misura nella capacità di stabilire questo legame profondo, di emozionare, istruire e coinvolgere il lettore. Solo allora la poesia realizza pienamente la sua missione: essere un ponte tra le anime, un mezzo per condividere l’esperienza umana, un linguaggio universale che unisce pensiero, sentimento e vita.

 

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